Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, i rapporti tra Italia e Russia sono diventati sempre più tesi. A incarnare questo scontro di parole e propaganda è una figura ormai nota a livello internazionale: Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo e voce instancabile della linea dura del Cremlino. Da oltre tre anni, la diplomatica russa ha trasformato l’Italia in uno dei suoi bersagli preferiti, lanciando accuse, insulti e dichiarazioni provocatorie che hanno contribuito ad alimentare un clima di costante attrito tra Mosca e Roma.

Le prime scintille risalgono ai giorni immediatamente successivi all’invasione del 24 febbraio 2022, quando l’Italia, in linea con gli altri Paesi europei, aderì al regime di sanzioni contro la Russia e offrì pieno sostegno al governo di Kiev. Da allora, Zakharova non ha mai smesso di attaccare le istituzioni italiane, accusandole di “russofobia” e di appoggiare i cosiddetti “neonazisti ucraini”. Tali dichiarazioni, spesso cariche di toni sprezzanti e sarcastici, hanno fatto di lei una delle figure più controverse della diplomazia internazionale.

Emblematica è stata la sua comunicazione informale del dicembre 2022, quando – nonostante fosse già inclusa nella lista delle personalità bandite dai Paesi occidentali – avrebbe inviato un messaggio nostalgico all’ambasciatore italiano a Mosca, confessando quanto le mancasse Roma. Un gesto ambiguo, in netto contrasto con la durezza dei suoi attacchi pubblici, e che molti analisti hanno interpretato come un segnale della complessità del rapporto tra la diplomatica e il Bel Paese, da lei spesso criticato ma evidentemente anche ammirato.

Tra i bersagli più frequenti delle sue invettive figura il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In più di un’occasione, Zakharova ha accusato il capo dello Stato italiano di “menzogne storiche” e “disinformazione”, reagendo con stizza alle sue dichiarazioni sulla natura aggressiva e imperialista della guerra russa. Quando Mattarella, durante una cerimonia in Francia, paragonò l’invasione dell’Ucraina al progetto espansionista del Terzo Reich, la risposta di Mosca fu immediata e violenta: la portavoce parlò di “affermazioni scandalose e vergognosamente false”. Nei mesi successivi, l’Italia è stata addirittura inserita in una lista di Paesi “ostili”, insieme a diversi membri del governo e al presidente stesso, accusati di “russofobia militante”.

L’atteggiamento di Zakharova non si è limitato alla politica. I suoi attacchi hanno colpito anche il mondo dell’informazione, soprattutto quello italiano. Laureata in giornalismo internazionale, la portavoce del Cremlino ha rivolto parole di disprezzo nei confronti dei reporter italiani impegnati in Ucraina, accusandoli di diffondere “propaganda occidentale”. In particolare, ha preso di mira inviati Rai e firme di giornali nazionali, definiti “traditori della professione” e “strumenti della disinformazione antirussa”.

Ad agosto, la tensione è ulteriormente cresciuta: Mosca ha convocato l’incaricato d’affari italiano per protestare ufficialmente contro quella che ha definito “una campagna mediatica anti-russa” condotta nel panorama informativo italiano. Un gesto che ha sancito il livello di irritazione del Cremlino nei confronti di Roma, considerata ormai parte integrante della strategia occidentale di isolamento politico e diplomatico della Russia.

Ma le invettive di Zakharova non si fermano all’Italia. Nei suoi briefing settimanali, trasmessi in diretta televisiva e diffusi sui social, la portavoce non risparmia nessuno: dai vertici dell’Unione Europea, definiti con sarcasmo “i sette nani di Trump, ma mutanti”, ai leader occidentali accusati di “manipolare la realtà per indebolire Mosca”. Il tono è sempre lo stesso: duro, provocatorio, a tratti teatrale.

Dietro la maschera della retorica, tuttavia, molti osservatori leggono un segno di nervosismo. Zakharova, un tempo considerata una delle donne più influenti del mondo, sembra oggi incarnare la crescente rigidità del potere russo e la perdita di quell’eleganza diplomatica che aveva contraddistinto la sua carriera agli inizi. La sua figura, carica di rabbia e sarcasmo, rappresenta perfettamente la trasformazione della diplomazia russa in uno strumento di battaglia ideologica.

E mentre Roma cerca di mantenere un difficile equilibrio tra fermezza e diplomazia, Mosca continua a usare la voce tagliente di Maria Zakharova come arma di pressione psicologica e simbolica contro l’Europa. Un conflitto di parole che, pur non versando sangue, contribuisce ogni giorno ad alimentare la guerra invisibile tra due mondi ormai sempre più lontani.

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