Il fenomeno del fast fashion finisce nel mirino della politica italiana. La Lega ha infatti presentato in Senato un disegno di legge che punta a regolare e limitare l’impatto ambientale e sociale delle piattaforme internazionali come Shein, Temu e AliExpress, accusate di inondare il mercato europeo con abiti a basso costo e di pessima qualità. La proposta, a prima firma del senatore Gianluca Cantalamessa, rappresenta una delle iniziative più dure mai avanzate contro la moda “usa e getta” e prevede due misure centrali: lo stop totale alla pubblicità di questo tipo di prodotti e una nuova imposta ecologica sui pacchi provenienti da Paesi extra-UE.
Il testo, composto da dieci articoli, si propone di contrastare quella che viene definita “moda effimera”, ovvero un sistema produttivo che basa il proprio successo sulla produzione massiva, a bassissimo costo e a rapidissimo ricambio. Secondo la Lega, questo modello esercita una “pressione crescente sull’ambiente, sull’industria manifatturiera europea e sulla salute dei consumatori”.
Un “Eco-Score” per valutare l’impatto ambientale
Tra le novità principali del disegno di legge spicca l’istituzione di un Sistema Nazionale di Eco-Score Tessile (SNET), un indicatore che classificherà ogni prodotto immesso sul mercato in base al suo impatto ambientale. I capi verranno valutati con un punteggio da A a E, dove la prima categoria rappresenta il minimo impatto e l’ultima il massimo. Questo punteggio servirà come base per applicare tasse, restrizioni pubblicitarie e limitazioni alla distribuzione, con particolare severità verso i prodotti che finiranno nelle classi D ed E.
Pubblicità vietata dal 2026
Il punto più discusso del provvedimento è il divieto assoluto di pubblicità e promozione commerciale per la moda a rapido rinnovo. A partire dal 1° gennaio 2026, sarà vietata qualsiasi forma di comunicazione — sia diretta che indiretta — che promuova l’ultra fast fashion. Il divieto comprenderà spot televisivi, annunci digitali e attività degli influencer, spesso protagonisti di campagne virali che spingono al consumo compulsivo.
Non solo: sarà vietato anche l’uso di termini come “gratis” o di messaggi che suggeriscano un accesso illimitato o irresponsabile ai prodotti. Chi trasgredirà rischierà sanzioni fino a 100.000 euro, applicate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
La tassa sui pacchi extraeuropei
Un altro punto chiave è l’introduzione di una tassa ecologica sui pacchi di abbigliamento importati da Paesi non appartenenti all’Unione Europea. Il balzello, che interesserà i pacchi sotto i due chilogrammi, avrà un valore compreso tra 2 e 4 euro per spedizione, stabilito da un decreto congiunto del Ministero dell’Economia e del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy). L’obiettivo è duplice: disincentivare l’acquisto di capi ultracheap e proteggere le aziende tessili italiane, già messe in difficoltà da una concorrenza che sfugge a gran parte delle normative ambientali e fiscali europee.
Trasparenza e responsabilità per i brand stranieri
Il disegno di legge impone inoltre che i marchi stranieri operanti in Italia nominino un rappresentante fiscale nel Paese, responsabile del rispetto degli obblighi contributivi e informativi. In caso di mancato adempimento, scatteranno sanzioni e limitazioni all’accesso al mercato italiano.
La motivazione politica e ambientale
Il partito di Matteo Salvini motiva l’iniziativa con l’esigenza di proteggere il tessuto industriale italiano, minacciato da un mercato globale dominato da piattaforme che “producono milioni di capi a prezzi irrisori, alimentando un consumo seriale e insostenibile”. Secondo la Lega, Shein, Temu e AliExpress rappresentano “un modello economico fondato sull’iperproduzione e sulla svalutazione del lavoro umano”, con conseguenze devastanti non solo per l’ambiente ma anche per l’economia locale.
Un dato emblematico riportato nel testo del disegno di legge spiega che Shein offre oltre 900 volte più referenze rispetto a un marchio italiano medio. Una quantità che testimonia l’enorme differenza di scala e la spinta verso un consumo senza freni.
Verso una moda più etica e sostenibile
La proposta del Carroccio si inserisce in un dibattito europeo sempre più acceso sul tema della moda sostenibile. Mentre Bruxelles lavora a norme comuni per ridurre l’impatto del settore tessile, l’Italia tenta di anticipare i tempi con una legge che unisce tutela ambientale, equità commerciale e difesa del Made in Italy.
Se approvato, il provvedimento potrebbe cambiare radicalmente il mercato della moda online, segnando la fine dell’era della pubblicità illimitata e aprendo la strada a un futuro in cui comprare meno e meglio diventi non solo una scelta etica, ma anche economica.

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