Nonostante miliardi di euro investiti e decine di campagne di sensibilizzazione, la Grecia continua a interrare quasi l’80% dei propri rifiuti, confermandosi tra i Paesi europei con i risultati peggiori in materia di riciclo. Un paradosso che mina la credibilità di Atene sul fronte della transizione ecologica e che mette in crisi il raggiungimento degli obiettivi imposti dall’Unione Europea.
Un sistema che non funziona
Negli ultimi anni il governo greco ha avviato numerosi progetti per migliorare la gestione dei rifiuti: impianti moderni, cassonetti colorati per ogni materiale, punti di raccolta per pile, abiti e piccoli elettrodomestici. Tuttavia, i risultati restano sconfortanti.
Secondo i dati dell’Associazione delle industrie e delle imprese di riciclaggio e recupero energetico (Sepan), solo il 17% dei rifiuti prodotti nel Paese viene effettivamente riciclato, mentre quasi l’80% finisce ancora sotto terra. Numeri che pongono la Grecia agli ultimi posti nella classifica europea per efficienza nella gestione dei rifiuti.
Il costo del “tutto in discarica”
La presidente di Sepan, Lena Belsi, spiega che il problema è duplice: economico e culturale.
Dal punto di vista economico, il costo dell’interramento è ancora troppo basso: “Smaltire una tonnellata di rifiuti costa appena 35 euro – spiega Belsi – mentre in Paesi come l’Italia la cifra supera i 100 euro. La differenza di prezzo è enorme e rende la discarica la soluzione più semplice e conveniente”.
In altre parole, senza disincentivi economici concreti, riciclare resta meno conveniente che buttare via tutto. Ma il prezzo ambientale è altissimo: falde inquinate, emissioni tossiche e un impatto devastante sulla salute pubblica e sugli ecosistemi.
Una questione culturale ancora irrisolta
Il secondo grande ostacolo è la mentalità diffusa tra i cittadini. “Molti greci credono che una volta gettata la spazzatura, il problema sia risolto – afferma Belsi – ma non è così. L’interramento crea un ciclo insostenibile che alla lunga danneggia tutti”.
La consapevolezza ambientale resta dunque bassa, e le campagne di informazione, pur numerose, non riescono a tradursi in comportamenti concreti.
Atene, il cuore della crisi
Il punto più critico resta la regione dell’Attica, dove si concentra circa la metà della popolazione greca.
La discarica di Fili, attiva da oltre vent’anni, riceve ancora il 90% dei rifiuti prodotti dall’area metropolitana di Atene. È ormai al collasso, considerata un disastro ambientale e sociale. Tuttavia, mancano soluzioni alternative: gli impianti di trattamento previsti sono bloccati da anni da ritardi burocratici e proteste locali.
Il tasso di riciclo ad Atene non supera il 15%, ben lontano dalla media europea, che si aggira intorno al 50%. E finché la capitale non riuscirà a cambiare rotta, l’intero Paese resterà in ritardo cronico.
Le isole che fanno sperare
Nonostante il quadro generale negativo, alcune realtà virtuose stanno emergendo. L’isola di Tilos, nel Dodecaneso, è diventata un simbolo della transizione ecologica grazie al progetto Just Go Zero, che ha portato la raccolta differenziata all’85%.
Qui quasi nulla finisce in discarica: plastica, vetro e metalli vengono riciclati, mentre gli scarti organici si trasformano in compost.
Esperimenti simili sono in corso anche su Paros, Naxos, Alonissos e Antiparos, ma si tratta di iniziative locali, ancora troppo limitate per incidere sul quadro nazionale.
Cosa serve per cambiare davvero
Per invertire la tendenza, Sepan e le principali associazioni del settore chiedono al governo riforme radicali. Le priorità:
aumentare la tassa per lo smaltimento in discarica, rendendolo economicamente svantaggioso;
semplificare le autorizzazioni per la costruzione di nuovi impianti di riciclo;
rafforzare i controlli su aziende e amministrazioni locali;
sanzionare chi non rispetta le regole sulla raccolta differenziata.
L’Unione Europea ha fissato un obiettivo chiaro: riciclare almeno il 70% dei rifiuti entro il 2030. Ma, ai ritmi attuali, la Grecia rischia di restare molto indietro, pagando anche multe salate per il mancato rispetto delle direttive comunitarie.
Il rischio di una crisi imminente
Se nulla cambierà, entro pochi anni la Grecia potrebbe affrontare una vera e propria emergenza ambientale, con discariche sature, incendi di rifiuti e una crescente pressione sociale.
Un destino che Atene non può più permettersi, soprattutto in un’Europa che chiede impegni concreti nella lotta all’inquinamento e nella tutela dell’ambiente.
L’auspicio è che l’esempio delle piccole isole virtuose possa ispirare anche le grandi città. Perché senza un cambiamento culturale e politico profondo, la “transizione verde” rischia di restare soltanto uno slogan.