Roma si è illuminata di fiaccole e voci nella serata del 30 ottobre, quando migliaia di persone hanno risposto all’appello dell’Associazione Setteottobre per una manifestazione contro la crescente ondata di antisemitismo in Italia. Piazza Santi Apostoli, nel cuore della Capitale, è diventata il simbolo di un Paese che non vuole voltarsi dall’altra parte di fronte ai nuovi rigurgiti di odio e discriminazione.
L’iniziativa, promossa dopo settimane di episodi di intolleranza e minacce contro cittadini ebraici, istituzioni culturali e scuole, ha riunito esponenti politici, religiosi, associazioni e comuni cittadini in un’unica voce: “Mai più antisemitismo, mai più silenzio”.
Sul palco si sono alternati volti storici della comunità ebraica romana, tra cui Riccardo Di Segni e Noemi Di Segni, che hanno lanciato un appello accorato alla responsabilità collettiva. “Ogni parola d’odio pronunciata o condivisa sui social, ogni insulto mascherato da ironia, ogni gesto di indifferenza è un passo indietro nella civiltà”, ha sottolineato uno degli interventi più applauditi.
Accanto ai rappresentanti religiosi, hanno preso la parola anche figure della politica nazionale ed europea. Maria Elena Boschi (Italia Viva) e Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, hanno ricordato come l’antisemitismo non sia una piaga del passato ma una ferita ancora aperta. “Quando si colpisce una comunità per la sua identità, si mina la democrazia stessa – ha affermato Picierno – e oggi più che mai serve una risposta unitaria e ferma”.
A rappresentare l’associazione promotrice, Stefano Parisi, presidente di Setteottobre, ha spiegato la genesi dell’iniziativa: “Non è una manifestazione politica, ma un grido civile. L’antisemitismo non è un’opinione, è un crimine morale. L’Italia deve reagire, nelle scuole, nei media e nelle istituzioni”.
La manifestazione si è svolta in un clima teso ma composto. Alcuni momenti di frizione si sono verificati tra membri della comunità ebraica e alcuni giornalisti, accusati di porre “domande provocatorie”. Tuttavia, la maggior parte dei partecipanti ha preferito concentrarsi sul significato profondo dell’incontro: riaffermare il valore del rispetto e della convivenza in una società che troppo spesso dimentica le lezioni della storia.
Molti dei cartelli esposti riportavano frasi tratte dalla memoria collettiva: “Chi dimentica è complice”, “L’odio non è un’opinione”, “Mai più silenzio davanti alla discriminazione”. Un messaggio chiaro e diretto rivolto non solo alle istituzioni, ma anche a chi alimenta, consapevolmente o meno, la cultura della divisione.
Tra i presenti anche diverse scolaresche e associazioni culturali, a testimoniare come la battaglia contro l’antisemitismo passi soprattutto attraverso l’educazione e la conoscenza. In molti hanno ricordato l’importanza di mantenere viva la memoria della Shoah e di insegnare ai più giovani il valore della diversità.
Negli ultimi mesi, il monitoraggio dell’Osservatorio Antisemitismo ha segnalato un incremento significativo di episodi di odio, in particolare online: scritte sui muri, minacce anonime, simboli nazisti e commenti discriminatori. Una spirale che ha spinto la comunità ebraica italiana a chiedere un segnale concreto da parte delle istituzioni.
L’evento di Roma rappresenta così una risposta collettiva, una chiamata alla responsabilità condivisa. Il messaggio che si è levato da piazza Santi Apostoli è chiaro: non si può restare spettatori davanti al ritorno dell’odio. Ogni gesto di indifferenza, oggi, rischia di alimentare ciò che la storia ha già condannato.
Al termine della manifestazione, una lunga ovazione ha accompagnato la lettura dei nomi di alcune vittime italiane dell’Olocausto. Le voci si sono unite in un momento di silenzio e raccoglimento, seguito da un applauso che ha attraversato la piazza come una promessa: quella di non dimenticare mai.
Roma, ancora una volta, ha dimostrato che la memoria è una forza viva, e che la lotta contro l’antisemitismo non appartiene solo al passato, ma al presente di chi sceglie di difendere la dignità umana ogni giorno.