Il momento d’oro di inizio stagione sembra ormai un ricordo lontano. Santiago Gimenez, il centravanti chiamato a raccogliere l’eredità dei grandi bomber del Milan, sta attraversando il periodo più buio da quando è arrivato in rossonero. Dopo nove partite di campionato, otto delle quali giocate da titolare, il suo tabellino parla chiaro: zero gol. Un dato che pesa come un macigno, soprattutto per un club abituato a vedere i propri numeri 9 lasciare il segno fin da subito.
Basta guardare la storia recente per capire quanto la crisi di Gimenez sia un’eccezione. Tutti gli attaccanti che lo hanno preceduto – da Ibrahimovic a Giroud, passando per Bacca, Piatek e Balotelli – erano riusciti a sbloccarsi entro fine ottobre. Anche chi aveva deluso, come Kalinic o Torres, almeno una rete l’aveva segnata. Il messicano, invece, continua a inseguire il suo primo gol in Serie A, e la sensazione è che la frustrazione stia cominciando a pesare nella testa più ancora che nelle gambe.
“Gimenez è importante, ma deve solo lavorare”
Dopo l’ultima deludente prestazione, Massimiliano Allegri ha voluto tendere una mano al suo attaccante, provando a proteggerlo dalle critiche.

“Santiago è un giocatore importante per il Milan,” ha dichiarato l’allenatore. “Sta lavorando molto per la squadra, aiuta in fase difensiva e non si risparmia mai. I gol arriveranno, deve solo continuare a lavorare.”

Parole che suonano come una carezza ma anche come un avvertimento. Fino a poche settimane fa, Gimenez riusciva almeno a farsi trovare pronto, a creare occasioni, a rendersi pericoloso. Ora, invece, sembra aver perso fiducia. Contro Pisa e Atalanta non ha mai centrato lo specchio della porta, mentre a Bergamo è apparso anche in difficoltà psicologica, quasi paralizzato dal peso delle aspettative.
Il problema, però, non riguarda solo lui. Il gioco offensivo del Milan è apparso prevedibile e poco incisivo. I rossoneri producono in media 1,40 expected goals a partita, un dato più basso rispetto a quello delle ultime quattro squadre campioni d’Italia, tutte oltre quota 1,42. Anche il numero di tiri in porta (4,44 a partita) è inferiore rispetto alle concorrenti per lo scudetto. In pratica, il Milan crea poco e segna meno, e Gimenez paga più di tutti questa sterilità offensiva.
Tra stanchezza e pressione: la panchina come terapia
Secondo molti osservatori, il bomber messicano avrebbe bisogno di una pausa. Non per punizione, ma per liberarsi mentalmente da un blocco che sembra condizionarlo in ogni movimento. Una panchina potrebbe essere il modo giusto per permettergli di ritrovare lucidità, osservare i compagni e magari entrare a gara in corso con meno pressione addosso.
Le ultime indiscrezioni indicano che contro la Roma, nella prossima giornata, Allegri starebbe valutando un cambio in attacco. Potrebbero partire Loftus-Cheek e Leao, con Nkunku pronto a entrare nella ripresa. Una mossa per dare freschezza e provare a invertire la tendenza dopo il pessimo primo tempo di Bergamo.
Un Milan poco pericoloso e senza identità offensiva
Il problema principale resta strutturale. Allegri ha costruito una squadra solida, compatta, difficile da superare, ma che spesso rinuncia a dominare le partite. L’attacco vive di episodi e iniziative individuali, con pochi cross, pochi passaggi in verticale e raramente un assedio costante all’area avversaria.
Numeri alla mano, l’Inter di Inzaghi – attuale capolista – produce quasi 2 expected goals a partita e oltre 5 tiri nello specchio, segno di un dominio offensivo che il Milan oggi non riesce a replicare.
Gimenez, il bivio della stagione
Santiago Gimenez, arrivato a Milano tra grandi aspettative dopo le imprese in Olanda, si trova ora davanti al primo bivio della sua carriera italiana. Continuare a inseguire un gol che non arriva rischia di logorarlo, ma un passo indietro temporaneo potrebbe restituirgli serenità e precisione sotto porta.
Per ora Allegri lo difende, ma il tempo stringe. E se non tornerà presto a segnare, la fiducia potrebbe trasformarsi in impazienza. Perché al Milan, soprattutto per chi veste la maglia numero 9, i gol non sono solo un dovere: sono un obbligo morale.

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