Crosetto nella bufera: chi sono gli ‘italiani corrotti da Mosca’? Il ministro accende lo scontro politico e il Pd chiede l’intervento della Procura
La miccia è esplosa con poche righe, scritte nero su bianco nel nuovo libro di Bruno Vespa Finimondo. Guido Crosetto, ministro della Difesa e fondatore di Fratelli d’Italia insieme a Giorgia Meloni, ha lasciato intendere che in Italia “persone insospettabili sono state corrotte dalla Russia”. Una frase che ha immediatamente incendiato il dibattito politico e sollevato interrogativi inquietanti: chi sono questi italiani? In che ambiti operano? E, soprattutto, quali prove possiede il ministro per fare un’affermazione tanto grave?
Il Partito Democratico non ha perso tempo. Stefano Graziano, capogruppo dem in Commissione Difesa, ha chiesto ufficialmente che Crosetto si presenti “immediatamente in Procura” per fornire elementi concreti su quanto dichiarato. “Se esistono prove di corruzione da parte di potenze straniere, è dovere del ministro denunciarle. Altrimenti si tratta di affermazioni irresponsabili”, ha tuonato Graziano. Alleanza Verdi e Sinistra, dal canto suo, ha chiesto che Crosetto riferisca in Aula. La richiesta è chiara: portare il caso dentro le sedi istituzionali, non nelle pagine dei libri o nei talk show.
Le parole del ministro sono esplosive perché toccano uno dei temi più sensibili per la sicurezza nazionale: l’infiltrazione russa nella politica e nell’opinione pubblica italiana. Crosetto, nel libro, sostiene che Mosca abbia penetrato la società italiana “attraverso un uso sofisticato dei social e dei mezzi di informazione”, influenzando il pensiero di molti cittadini e opinionisti. “L’Italia è uno dei Paesi più sensibili alla penetrazione interna”, ha dichiarato. “I nostri nemici ci vogliono destabilizzare: sotto il profilo dell’infiltrazione può succedere di tutto”.
Un’allusione che ha fatto tremare diversi ambienti, soprattutto quelli che negli ultimi anni hanno mostrato posizioni indulgenti verso il Cremlino o apertamente critiche nei confronti di Kiev. Il pensiero corre inevitabilmente ad alcune frange della Lega, ma anche a intellettuali e opinionisti che nelle trasmissioni televisive si sono spesso schierati con Putin. Lo stesso capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, ha ammesso che “non sorprenderebbe se alcuni italiani fossero stati corrotti dalla Russia”, aggiungendo che “in tv si vedono professori e analisti sempre allineati con Mosca”.
L’ondata di polemiche ha costretto Crosetto a intervenire sui social per tentare di ridimensionare la portata delle sue parole. Su X (ex Twitter) ha spiegato che la sua era una “riflessione di carattere generale” sulla guerra ibrida e che il riferimento era collegato alla vicenda di Walter Biot, l’ex ufficiale della Marina condannato per spionaggio a favore della Russia. Ma la precisazione non ha convinto le opposizioni. Carlo Calenda, leader di Azione, ha replicato ironicamente: “Davvero, Guido? Ti riferivi a Biot? Quindi possiamo stare tranquilli con le influenze russe? Suvvia…”.
Il caso si intreccia anche con le parole del ministro sulla guerra in Ucraina. Crosetto ha dichiarato che “Mosca non cederà mai i territori occupati” e che “l’Ucraina non ha la forza di riconquistarli da sola, anche con il nostro aiuto”. Una frase che ha irritato le forze atlantiste e preoccupato i vertici europei, interpretata come un implicito invito alla trattativa con Putin. Ancora più controversa la stima dei morti fornita dal ministro: “520 mila ucraini e un milione di russi”, numeri giudicati “privi di fondamento” dagli analisti militari.
A gettare altra benzina sul fuoco è stata la parte del libro in cui Crosetto parla anche del Medio Oriente: “Nessuna nazione ha aiutato la Palestina come la nostra. Eppure in Italia abbiamo avuto polemiche come in nessun altro Paese”. Parole che, secondo il Pd, rischiano di delegittimare il diritto alla manifestazione e alla libertà di opinione, associando chi critica Israele a presunte operazioni di influenza straniera.
La vicenda è tutt’altro che chiusa. Le opposizioni vogliono che Crosetto chiarisca davanti ai magistrati o al Parlamento. Intanto, dentro la maggioranza, cresce il disagio per l’effetto domino scatenato da una frase che avrebbe dovuto essere solo un inciso letterario. Ma in un Paese attraversato da tensioni geopolitiche, economiche e mediatiche, quelle poche parole rischiano di aprire una ferita profonda: quella del sospetto, che avvolge politica, media e istituzioni. Chi parla per davvero a nome dell’Italia — e chi, forse, lo fa per conto di qualcun altro?


