La tensione resta alta in una scuola elementare di Treviso, dove da giorni un gruppo di genitori continua la protesta contro la presenza in classe di un bambino di dieci anni ritenuto “troppo turbolento”. Dopo la manifestazione davanti all’istituto, la maggior parte degli alunni è rimasta a casa anche ieri, in segno di dissenso verso quella che viene percepita come una mancata risposta delle istituzioni. Il caso, diventato ormai di dominio pubblico, ha assunto anche una dimensione politica, con il Partito Democratico che ha accusato l’amministrazione comunale di aver gestito la vicenda con superficialità.
Le famiglie, assistite dall’avvocato Luisa Pola, hanno annunciato che i bambini potrebbero tornare in classe già da lunedì, ma solo se emergeranno segnali concreti di intervento da parte delle autorità scolastiche e comunali. Nel frattempo, si è svolto un primo incontro in municipio con il sindaco Fabio Chies, che ha ribadito l’importanza di affrontare la situazione con equilibrio e sensibilità. «Ci siamo confrontati su una tematica molto delicata — ha dichiarato il primo cittadino —. Capisco il disagio dei genitori, che si trovano a dover proteggere i propri figli e chiedono garanzie di sicurezza e serenità. Ma bisogna ricordare che ogni bambino, compreso quello al centro del caso, ha diritto all’istruzione e al rispetto».
Chies ha confermato che nei prossimi giorni si terrà un tavolo di confronto allargato, a cui parteciperanno rappresentanti della scuola, dei servizi sociali, dell’Ulss e dell’amministrazione comunale. L’obiettivo sarà quello di individuare una soluzione condivisa che consenta a tutti gli alunni di proseguire regolarmente il percorso scolastico, evitando ulteriori tensioni. Non si esclude che anche la famiglia del bambino venga coinvolta direttamente nei colloqui.
Il sindaco ha inoltre precisato di non voler personalizzare la vicenda, ma di considerarla come un’occasione per riflettere più in generale sulle difficoltà che molte scuole incontrano nella gestione dei casi di disagio comportamentale. «Ogni situazione di fragilità va seguita con attenzione — ha spiegato —. Non si tratta di prendere le parti di qualcuno, ma di garantire il benessere collettivo. La scuola deve restare un luogo di crescita, non di conflitto».
I genitori che hanno scelto la linea della protesta sostengono però di essere stati ignorati per troppo tempo. Secondo loro, le segnalazioni su episodi di aggressività e comportamenti problematici da parte del bambino erano state già inviate da mesi, ma senza ottenere risposte concrete. «Il nostro obiettivo non è discriminare — sostengono — ma garantire un ambiente sicuro per tutti. Non vogliamo penalizzare nessuno, ma la situazione era diventata insostenibile».
La vicenda ha inevitabilmente attirato l’attenzione delle forze politiche locali. Francesca Di Gaspero, consigliera comunale del Partito Democratico, ha duramente criticato l’amministrazione, ritenendo che avrebbe dovuto intervenire prima che la situazione degenerasse. «Questa protesta non doveva arrivare fino a questo punto — ha commentato —. Il bambino andava seguito con un piano educativo e di sostegno personalizzato, non isolato. Anche la classe avrebbe dovuto ricevere un supporto adeguato per affrontare la convivenza in modo costruttivo».
Secondo la consigliera, la gestione dell’emergenza ha messo in luce carenze strutturali nel coordinamento tra scuola, Comune e servizi sociali. «Lasciare un istituto scolastico solo davanti a un caso così complesso è stato un errore — ha aggiunto —. Le regole nazionali prevedono strumenti per gestire questi episodi, ma serve la volontà politica e organizzativa di applicarli tempestivamente».
Intanto, mentre il dibattito continua, i genitori restano in attesa di risposte. La speranza è che, con il confronto annunciato dal Comune, si possa ristabilire la serenità e riportare tutti i bambini in aula in un clima di sicurezza e rispetto reciproco. Ma il caso del “bambino turbolento” di Treviso sembra destinato a rimanere un simbolo delle difficoltà del sistema scolastico nell’affrontare in modo efficace le fragilità individuali senza compromettere la coesione della comunità educativa.