Nell’inchiesta “Hydra”, che da due anni la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano considera uno dei più complessi intrecci criminali radicati nel Nord Italia, emerge un nuovo collaboratore di giustizia. Si tratta di William Alfonso Cerbo, 43 anni, conosciuto negli ambienti criminali come “Scarface”. Un nome pesante, appartenente in passato al clan catanese dei Mazzei — detti “carcagnusi” — e successivamente avvicinatosi alla camorra dei Senese, attiva tra Roma e la Lombardia.

Il suo ingresso nel programma di collaborazione segna una svolta significativa per gli inquirenti. I pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane hanno infatti depositato i verbali delle sue dichiarazioni durante l’udienza tenutasi nell’aula-bunker di San Vittore, chiedendo al giudice Emanuele Mancini di acquisirli ufficialmente al processo. Un procedimento che, con rito abbreviato, coinvolge circa settanta imputati legati al presunto “sistema mafioso lombardo”, mentre altri sono sotto giudizio ordinario o hanno scelto di patteggiare.

La nuova figura di collaboratore di giustizia getta una luce ulteriore su una rete criminale che, secondo la DDA di Milano, avrebbe unito le principali organizzazioni mafiose italiane – ’ndrangheta, cosa nostra e camorra – in un’unica struttura operante tra le province di Milano e Varese. Una sorta di “consorzio” del crimine, capace di replicare al Nord i modelli organizzativi e di controllo tipici del Sud.

Cerbo, già condannato in appello nel 2021 a otto anni di reclusione per associazione mafiosa, era stato individuato dagli inquirenti come figura di collegamento tra gruppi di diversa provenienza. Secondo le ricostruzioni investigative, avrebbe avuto un ruolo di mediazione in questioni legate agli affari comuni del sodalizio, in particolare nella gestione di società e investimenti riconducibili al gruppo.

Un episodio emblematico risale al 2020, quando Cerbo sarebbe intervenuto per risolvere, con metodi estorsivi, un conflitto interno a una società lombarda. Le intercettazioni del 16 maggio di quell’anno descrivono una conversazione tra Giancarlo Vestiti — ritenuto il referente in Lombardia del clan Senese — il figlio Eduardo e Gioacchino Amico. I tre discutevano delle pressioni esercitate su un socio catanese, evocando i contatti “del cugino” in Lombardia, termine che secondo gli investigatori indicava proprio Cerbo, figura di riferimento in grado di decidere al pari dei boss.

Nelle carte processuali, il nome di Cerbo compare anche in un contesto inusuale: un presunto tentativo, poi mai concretizzato, di appoggiare un medico con ambizioni politiche nell’area di Fratelli d’Italia. L’episodio, avvenuto nella primavera del 2020, vedeva coinvolti personaggi vicini a Giancarlo Vestiti e a Santo Crea — quest’ultimo considerato dagli inquirenti vicino alla ’ndrangheta Iamonte — che avrebbero cercato di favorire la candidatura di un ex direttore sanitario di una clinica privata a Bollate, già candidato sindaco a Desio nel 2011.

La collaborazione di Cerbo rappresenta ora una potenziale chiave di volta nel mosaico dell’inchiesta Hydra. Le sue dichiarazioni, se confermate, potrebbero chiarire dinamiche interne e responsabilità nella gestione di affari milionari, ma anche nei rapporti trasversali tra criminalità organizzata, imprenditoria e, in alcuni casi, ambienti politici.

Le difese degli imputati hanno chiesto tempo per esaminare i nuovi verbali e valutare le eventuali contromosse. L’attenzione resta altissima: l’ingresso di un collaboratore proveniente da un contesto così articolato apre scenari inediti e rischia di incrinare ulteriormente gli equilibri di un processo che si annuncia lungo e complesso.

Il “sistema mafioso lombardo” ipotizzato dagli inquirenti appare sempre più come una struttura evoluta e capace di infiltrarsi nei circuiti economici del Nord con la stessa efficacia delle organizzazioni storiche meridionali. E ora, grazie alle rivelazioni di “Scarface”, la procura spera di disegnare con maggiore precisione la mappa di un potere criminale che, silenziosamente, si era radicato nel cuore produttivo d’Italia.

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