All’interno della Lega si respira un clima di tensione crescente, complice il deludente risultato elettorale in Toscana e le polemiche che hanno travolto Roberto Vannacci, eurodeputato e vicesegretario del partito. La miccia è esplosa dopo le parole del segretario Matteo Salvini, che ha posto un freno ai cosiddetti team Vannacci, ribadendo che non possono trasformarsi in un soggetto politico autonomo.

Il chiarimento dopo il consiglio federale

La presa di posizione del leader leghista ha fatto rumore, anche perché è arrivata subito dopo il consiglio federale, al quale Vannacci era assente. L’eurodeputato ha spiegato che non si è trattato di uno sgarbo politico, ma di un impegno istituzionale: “Il 21 ottobre ero a Strasburgo per la plenaria del Parlamento europeo. Sono stato eletto per rappresentare oltre mezzo milione di cittadini e il mio dovere è essere presente lì”.

Nonostante l’assenza, il caso ha alimentato discussioni interne, con alcuni dirigenti del partito che hanno interpretato la sua mancata partecipazione come un segnale di distacco dalla linea federale. Tuttavia, Vannacci ha minimizzato: “A quella riunione non sono state prese decisioni rilevanti. Nessuno stop, e il lavoro dei team continua come prima, anzi con ancora maggiore energia”.

I “team” e la linea difensiva

Vannacci ha chiarito che i team non sono movimenti politici paralleli, ma associazioni culturali nate per “difendere i valori nazionali e promuovere il senso di appartenenza”. Attualmente i gruppi attivi sarebbero oltre 170, ma entro la fine dell’anno potrebbero superare quota 200, con iniziative distribuite su tutto il territorio italiano.

L’ex generale ha sottolineato che chi fa parte dei team potrà, se lo desidera, candidarsi alle prossime elezioni, come qualsiasi cittadino, ma ha negato qualsiasi volontà di creare un partito nel partito. “Non si tratta di concorrenza alla Lega — ha spiegato — ma di un modo per coinvolgere persone che condividono un’identità comune”.

Le tensioni interne e il risultato in Toscana

La disfatta elettorale in Toscana, dove la Lega si è fermata al 4,4%, ha comunque innescato malumori e accuse. Diversi esponenti locali hanno puntato il dito proprio contro Vannacci, incaricato della campagna regionale. L’eurodeputato ha replicato difendendo il suo operato: “Alle Europee la Lega in Toscana ha ottenuto il 6,2%, con oltre 102mila voti. Io personalmente ne ho presi 37mila: senza di me il partito sarebbe sceso sotto il 4%. Questo dice tutto”.

Le accuse di morosità e la replica

Un altro fronte polemico riguarda i presunti contributi non versati al partito, per un totale di circa 30mila euro. Anche su questo punto Vannacci ha scelto la linea del disincanto: “Non so chi diffonda queste voci. Se qualcuno ha dubbi, mi chiami: sarò felice di dare tutte le spiegazioni. Ora però vado a Basilea per una riunione del team locale, e poi in Campania e Veneto per sostenere le campagne regionali”.

I rapporti con Zaia e la linea del confronto

Altro tema ricorrente riguarda i rapporti tesi con Luca Zaia, governatore del Veneto, considerato da molti l’ala moderata del partito. Vannacci ha negato qualsiasi attrito: “Non c’è mai stato un incontro personale, quindi non vedo motivi di conflitto. Anzi, rispetto profondamente la sua esperienza di governo e il modello veneto”.

La posizione della Lega

Dalla segreteria federale, le dichiarazioni ufficiali cercano di smorzare i toni: “Non esiste alcun caso Vannacci. I team non sono un’alternativa alla Lega e non c’è alcuna frattura interna”.

Dietro le parole concilianti, però, resta la sensazione di una Lega divisa tra due anime: quella istituzionale, legata a Salvini e alla gestione di governo, e quella più identitaria e movimentista incarnata da Vannacci.

Il generale diventato politico continua a muoversi sul doppio binario tra Bruxelles e le piazze italiane, dove il suo consenso personale resta alto. Ma nel partito cresce il timore che la sua popolarità possa trasformarsi in una forza autonoma.
La sfida, per lui e per la Lega, sarà trovare un equilibrio tra fedeltà e protagonismo, senza trasformare la battaglia politica in una guerra intestina.

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