Novant’anni portati con lucidità e rigore, attraversando la storia del Paese con lo sguardo di chi non ha mai smesso di studiare, analizzare e soprattutto spiegare. Sabino Cassese, nato ad Atripalda il 20 ottobre 1935, è considerato uno dei giuristi più autorevoli d’Europa. Professore, ministro, giudice costituzionale, saggista e candidato al Quirinale, Cassese ha costruito la propria carriera su un principio semplice ma rivoluzionario: la conoscenza deve essere condivisa e resa comprensibile, non rinchiusa nei linguaggi tecnici del potere.
La sua vita è stata segnata da eventi che hanno plasmato il carattere e la visione di un uomo abituato a coniugare pensiero e azione. I ricordi d’infanzia portano il segno della guerra: i bombardamenti, la paura, il rifugio che salvò la sua famiglia e la morte che sfiorava da vicino. Quegli anni difficili, vissuti con la consapevolezza precoce della fragilità umana, avrebbero lasciato un’impronta profonda nel suo modo di interpretare la realtà.
Cresciuto in una famiglia di insegnanti di lettere, immerso sin da bambino nei libri di latino e greco, Cassese ha respirato cultura e disciplina. È stato proprio quell’ambiente colto e rigoroso a orientarlo verso gli studi giuridici. Dopo aver vinto a soli 17 anni il concorso per la Scuola Normale Superiore di Pisa, inizia un percorso che lo porterà a lavorare con alcuni tra i più grandi intellettuali e giuristi del Novecento: da Massimo Severo Giannini, suo maestro e riferimento costante, fino a figure come Enrico Mattei, con cui collaborò all’Eni negli anni Sessanta, contribuendo alla definizione del quadro normativo dell’ente.
Cassese ha sempre considerato la legge come un organismo vivo, in continuo dialogo con la società. La sua carriera istituzionale riflette questa visione. È stato ministro per la Funzione Pubblica nel governo Ciampi, giudice della Corte Costituzionale, membro di comitati europei e internazionali. Ha attraversato stagioni politiche diverse, mantenendo però una distanza vigile dai partiti e un’attenzione costante alla coerenza del pensiero.
Durante la sua lunga esperienza ha conosciuto da vicino figure centrali della politica italiana. Di Piersanti Mattarella ha ricordato la capacità di unire rigore amministrativo e visione etica. Di Carlo Azeglio Ciampi ha ammirato la finezza intellettuale e la forza con cui seppe guidare il Paese in tempi difficili. E di Ciriaco De Mita ha riconosciuto l’intelligenza strategica e la capacità di distinguere tra ciò che è urgente e ciò che è importante — una lezione che Cassese ha spesso citato nei suoi interventi pubblici.
Negli ultimi anni, il giurista ha più volte riflettuto sullo stato della democrazia e della Costituzione italiana. Secondo la sua analisi, la prima parte della Carta — quella dedicata ai principi fondamentali — è ancora moderna e proiettata al futuro, ma spesso dimenticata. La seconda, invece, risente della frammentazione politica e della difficoltà nel garantire stabilità di governo. Cassese non nasconde un certo scetticismo nei confronti del linguaggio politico contemporaneo, troppo legato agli slogan e poco attento alla sostanza dei problemi.
Sul piano personale, Cassese ha sempre dichiarato di non essere credente, pur provenendo da una famiglia cattolica. La sua fede è riposta nell’uomo e nella sua capacità di migliorare il mondo attraverso la conoscenza e il lavoro. In un’epoca in cui tutto sembra correre, il suo pensiero rimane ancorato alla concretezza: “Guai ad avere troppo tempo libero — ha detto — bisogna imparare a utilizzare ogni frammento del giorno”.
Nel corso del convegno organizzato dalla Sapienza di Roma per celebrare i suoi novant’anni, intitolato Varcare le frontiere, colleghi e studiosi hanno ricordato non solo il giurista, ma anche il maestro, il divulgatore, l’uomo capace di unire rigore e umanità. Cassese ha sempre creduto che la democrazia non sia un valore astratto ma un esercizio quotidiano, fatto di responsabilità, studio e dialogo.
Nell’Italia di oggi, la sua voce continua a rappresentare un punto di riferimento raro: un richiamo alla ragione, al metodo e alla cultura come strumenti di libertà. A novant’anni, Sabino Cassese rimane l’esempio di un intellettuale che ha saputo attraversare i decenni senza cedere al conformismo, restando fedele a un’unica missione: spiegare il Paese agli italiani, e gli italiani al loro Paese.