Mahmoud Abbas: “La Palestina è l’unica autorità legittima su Gaza. Ora servono riforme, elezioni e la pace dei due Stati”
Nel cuore di Ramallah, tra i corridoi silenziosi della Muqata, il quartier generale dell’Autorità nazionale palestinese, si respira un’atmosfera di attesa. Sui muri le foto di Yasser Arafat, simbolo della lotta e della memoria collettiva palestinese, mentre il presidente Mahmoud Abbas, conosciuto come Abu Mazen, si prepara al suo prossimo viaggio in Europa. Il leader dell’Anp, alla guida da vent’anni, è oggi chiamato a un compito complesso: ricostruire la legittimità istituzionale della Palestina, guidare la transizione a Gaza e riportare il processo di pace in un quadro politico stabile.
Il 7 novembre, Abbas sarà a Roma per incontrare Giorgia Meloni, Sergio Mattarella e Papa Leone XIV, in un’agenda diplomatica che mira a rafforzare il ruolo internazionale dell’Autorità Palestinese. “La Palestina resta l’unica autorità sovrana su Gaza”, ha dichiarato in vista della missione. “È essenziale ristabilire il collegamento politico e istituzionale tra la Striscia e la Cisgiordania attraverso il governo legittimo, le leggi e le forze di sicurezza dello Stato di Palestina”.
Il piano di pace e il ruolo dell’Anp
Abbas ha accolto con favore l’annuncio del cessate il fuoco a Gaza proposto dagli Stati Uniti e sostenuto dai mediatori internazionali. Il piano prevede tre fasi: il rilascio di ostaggi e prigionieri, l’apertura dei corridoi umanitari sotto la supervisione delle Nazioni Unite e il ritiro delle truppe israeliane dalle aree concordate. “Questo percorso – ha spiegato – rappresenta un passo importante verso una stabilità duratura, purché siano fermate le misure israeliane che minano la soluzione dei due Stati”.
Tra queste, Abbas cita il trattenimento dei fondi palestinesi, l’espansione delle colonie nei territori occupati, le aggressioni contro i luoghi sacri e l’assedio economico che grava sulla popolazione. “La pace deve passare attraverso la giustizia e la fine dell’occupazione”, ha sottolineato, ribadendo che la recente Dichiarazione di New York della Conferenza Internazionale per la Pace può segnare un punto di svolta.
Le riforme interne e la ricostruzione istituzionale
Nel piano proposto, l’Anp dovrà dimostrare un processo di riforma profondo e concreto. Abbas ha confermato che sono già in corso cambiamenti significativi: “Stiamo lavorando alla costruzione di uno Stato moderno, democratico e non militarizzato. Prevediamo elezioni presidenziali e parlamentari entro un anno dalla fine della guerra e la promulgazione di una costituzione provvisoria nei prossimi mesi”.
Tra le prime misure adottate figura l’abolizione dei pagamenti alle famiglie dei cosiddetti ‘martiri’, sostituiti da un sistema di protezione sociale soggetto a revisione internazionale. Sono inoltre in corso aggiornamenti dei curricula scolastici, in linea con gli standard dell’Unesco, e riforme economiche richieste dall’Unione Europea e dalla Banca Mondiale.
Hamas e il controllo di Gaza
Abbas ha condannato duramente le esecuzioni sommarie compiute da Hamas nella Striscia, definite “atti inaccettabili e contrari ai diritti umani”. “Queste azioni minano l’unità nazionale e offrono pretesti all’occupazione, impedendo la ricostruzione e l’unificazione delle istituzioni sotto un’unica autorità legittima”, ha spiegato.
Il leader palestinese sostiene che il futuro di Gaza passi attraverso una transizione controllata, con il disarmo delle milizie e la presenza temporanea di una forza di stabilizzazione arabo-internazionale sotto mandato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. “Le armi devono essere consegnate – ha dichiarato –. Solo un governo civile e legittimo potrà garantire sicurezza e legalità”.
Secondo Abbas, Hamas potrebbe ancora avere un ruolo politico, ma solo se accettasse di trasformarsi in un partito che riconosca gli accordi internazionali e i principi dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), compreso il riconoscimento di Israele.
Il sogno dei due Stati
Nonostante le difficoltà e le divisioni interne, Abbas rimane fermo su una visione: la soluzione dei due Stati. “È l’unica strada per garantire pace e sicurezza nella regione. Il popolo palestinese ha diritto alla libertà, all’indipendenza e alla creazione di uno Stato sovrano entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale”, ha dichiarato.
Oggi lo Stato di Palestina è riconosciuto da oltre 159 Paesi e fa parte di più di cento organizzazioni e trattati internazionali. “Non si tratta di un gesto simbolico – ha precisato Abbas – ma del riconoscimento politico e giuridico del nostro diritto alla sovranità. È un passo essenziale verso una pace giusta e duratura”.
Il viaggio a Roma, dove incontrerà per la prima volta Papa Leone XIV, avrà anche un forte valore simbolico. L’Italia, ha ricordato Abbas, “ha sempre sostenuto il processo di pace e contribuito alla formazione delle forze di sicurezza palestinesi, oltre a offrire un prezioso aiuto umanitario a Gaza”.
In un momento cruciale per il futuro della regione, il presidente palestinese appare determinato a rilanciare il dialogo e a riaffermare il ruolo dell’Autorità nazionale palestinese come unica interlocutrice legittima per la costruzione di una pace possibile tra Israele e Palestina.



Ma chi ci crede a sto piano di pace… È sempre la solita storia, parole e promesse ma poi i fatti? Mah, vedremo…
Capisco il tuo scetticismo, molte volte ci siamo trovati di fronte a promesse non mantenute. Tuttavia, spero che questa volta possano emergere azioni concrete. Il tempo dirà se ci saranno risultati reali.
Mi pare che Abu Mazen faccia bene a cercare di ricostruire la legittimità della Palestina e lavorare per la pace. Spero solo che stavolta porti a risultati concreti. In bocca al lupo!
Sono d’accordo, è cruciale che si riesca a costruire un dialogo costruttivo e duraturo. La strada è complessa, ma la volontà di portare avanti i negoziati per una soluzione pacifica è fondamentale per il benessere di tutti nella regione. Speriamo davvero che ci siano progressi significativi. Crepi!