BRUXELLES – L’Unione Europea si prepara a una possibile scossa politica interna destinata a ridisegnare gli equilibri di potere ai vertici delle istituzioni comunitarie. Martin Selmayr, una delle figure più influenti e controverse della storia recente di Bruxelles, potrebbe presto tornare in un ruolo di primo piano nel cuore della diplomazia europea.

L’ex segretario generale della Commissione Europea durante il mandato di Jean-Claude Juncker, noto per il suo stile autoritario e per la sua ascesa fulminea ai vertici del potere comunitario, sarebbe in pole position per assumere la carica di vice segretario generale per le questioni geoeconomiche e interistituzionali presso il Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE). La notizia, riportata da più fonti diplomatiche, ha già innescato un acceso dibattito a Bruxelles.

Il ritorno del “mostro del Berlaymont”

Selmayr, oggi rappresentante dell’UE presso il Vaticano, è ricordato come una figura tanto potente quanto divisiva. Durante la presidenza Juncker (2014-2019), la sua influenza sulla macchina amministrativa della Commissione era tale da essere soprannominato il “Mostro del Berlaymont”, in riferimento all’edificio che ospita la sede principale dell’esecutivo europeo.

La sua promozione a segretario generale nel 2018 fu oggetto di forti polemiche: il Mediatore europeo la definì all’epoca un atto di “negligenza amministrativa” che avrebbe “oltrepassato i limiti della legge”. Con l’arrivo di Ursula von der Leyen, Selmayr fu di fatto allontanato dai centri decisionali di Bruxelles, assumendo incarichi diplomatici marginali.

Il suo possibile rientro in un ruolo strategico all’interno del SEAE rappresenterebbe dunque un clamoroso ritorno sulla scena europea, con conseguenze politiche potenzialmente esplosive.

Un equilibrio fragile tra Commissione e diplomazia europea

L’eventuale nomina di Selmayr avverrebbe in un momento già segnato da frizioni tra la Commissione di Ursula von der Leyen e il SEAE, guidato dall’estone Kaja Kallas, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione.

Fonti diplomatiche descrivono un clima di diffidenza reciproca tra i due centri di potere. L’inserimento di una figura del calibro di Selmayr – dotato di grande esperienza politica e di solide connessioni con l’apparato tedesco di Bruxelles – potrebbe rafforzare la posizione della Kallas, ma anche esacerbare le tensioni istituzionali.

Un alto diplomatico europeo ha ammesso che “gli Stati membri temono che una nomina di Selmayr possa indebolire ulteriormente i rapporti tra la Commissione e il Servizio per l’Azione Esterna”, sottolineando come le relazioni tra i due organismi siano già “particolarmente delicate”.

Kallas tra assertività e tensioni politiche

Kaja Kallas, in carica da dicembre, ha imposto uno stile diretto e spesso spigoloso nella gestione della diplomazia europea. Considerata una “falco” nei confronti della Russia, ha più volte irritato alcuni governi nazionali con dichiarazioni ritenute eccessivamente indipendenti.

Durante una recente intervista a New York, Kallas ha sollecitato Donald Trump a “fare di più” per sostenere l’Ucraina nella guerra contro Mosca, una presa di posizione che ha contrastato con il tono molto più cauto di von der Leyen verso l’amministrazione americana.

Anche all’interno dell’UE, le tensioni non sono mancate. Quando la presidente della Commissione annunciò nuove misure commerciali e sanzioni nei confronti di Israele, i vertici del SEAE non furono informati in anticipo, nonostante parte del piano provenisse proprio dagli uffici della Kallas.

Il peso politico di Selmayr e le implicazioni per l’UE

L’arrivo di Selmayr nel team del capo della diplomazia europea sarebbe un colpo di rilievo per la Kallas. L’ex braccio destro di Juncker possiede una conoscenza profonda dei meccanismi decisionali dell’UE e un vasto network di alleanze politiche, in particolare nell’area cristiano-democratica tedesca.

Inoltre, come diplomatico in servizio, egli risponderebbe formalmente al SEAE, e quindi alla Kallas, piuttosto che alla Commissione, consolidando così la posizione dell’Alto rappresentante nei confronti del Berlaymont. Tuttavia, questo nuovo equilibrio potrebbe trasformarsi in una competizione aperta per il controllo politico e strategico dell’Unione, in un momento in cui Bruxelles è chiamata a gestire crisi internazionali, guerra in Ucraina e nuove sfide geopolitiche globali.

Tra ambizione e rischio di scontro istituzionale

Il possibile ritorno di Martin Selmayr è oggi il principale argomento di discussione nei corridoi delle istituzioni europee. Diplomazie nazionali e funzionari temono che il suo ingresso possa scatenare un braccio di ferro tra il SEAE e la Commissione, riproponendo lo scenario di un’Europa spaccata tra centri di potere rivali.

“Bruxelles è grande abbastanza per un solo titano”, ha commentato con ironia un ambasciatore europeo, alludendo al probabile scontro tra Selmayr e Bjoern Seibert, attuale capo di gabinetto di von der Leyen.

La decisione finale sulla nomina non è ancora stata presa, ma il solo ritorno del nome di Selmayr nelle conversazioni ufficiali segna un ritorno al passato carico di tensione politica. Il suo eventuale rientro non rappresenterebbe soltanto un nuovo incarico amministrativo, ma un test cruciale per la coesione interna dell’Unione Europea, divisa tra ambizione geopolitica e rivalità istituzionali che rischiano di indebolirla proprio nel momento in cui il mondo chiede all’Europa maggiore unità e leadership.

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