La fragile tregua tra Israele e Hamas sembra ormai sul punto di spezzarsi. Nella giornata di ieri, l’aeronautica israeliana ha condotto nuovi raid sulla Striscia di Gaza, in particolare nella zona di Rafah, nel sud del territorio, dopo un attacco contro un mezzo del genio militare israeliano. Secondo quanto riportato dalla testata israeliana N12, miliziani di Hamas avrebbero aperto il fuoco contro bulldozer dell’Israel Defence Forces (IDF) impiegati lungo la rotta degli aiuti umanitari. L’esercito israeliano ha reagito immediatamente, colpendo tunnel e infrastrutture sotterranee da cui, secondo l’intelligence, sarebbero partiti i colpi di razzo e i missili anticarro.

Le informazioni restano frammentarie e non è ancora chiaro se gli aggressori siano stati neutralizzati. Tuttavia, fonti diplomatiche citate da Axios riferiscono che Israele avrebbe informato in anticipo l’amministrazione statunitense dell’operazione. Da Washington sarebbe arrivato un invito alla “moderazione”, con la raccomandazione di rispondere agli attacchi in modo proporzionato per evitare un’escalation incontrollata.

La tensione è tornata a salire anche sul piano politico. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato un vertice d’emergenza con il ministro della Difesa Benny Gantz e i vertici dello Shin Bet e del Mossad. Al termine della riunione, il premier ha ordinato alle forze armate di “intraprendere azioni decise contro obiettivi terroristici nella Striscia di Gaza”, sostenendo che l’attacco a Rafah rappresenta “una chiara violazione della tregua da parte di Hamas”.

Da parte israeliana si sottolinea che i militanti palestinesi hanno aperto il fuoco con lanciarazzi e cecchini contro i reparti dell’IDF, obbligando l’aviazione a intervenire. Diversi raid avrebbero colpito strutture considerate strategiche, tra cui magazzini di armi e vie sotterranee di collegamento. Un portavoce militare ha inoltre dichiarato che “non si esclude la possibilità di nuove operazioni”, citando in particolare i centri di Rafah e Beit Lahia come potenziali aree di intervento.

Parallelamente, Hamas respinge con forza le accuse di aver violato il cessate il fuoco. In un comunicato diffuso tramite l’emittente Al Jazeera, il movimento palestinese ha sostenuto che i propri attacchi erano diretti non contro civili, ma contro “bande criminali armate e finanziate da Israele”, responsabili – secondo la loro versione – di omicidi, rapimenti e furti di aiuti umanitari. Hamas ha inoltre accusato lo Stato ebraico di utilizzare tali episodi come pretesto per giustificare nuovi bombardamenti, sostenendo che “la sicurezza a Gaza è minacciata dalle continue provocazioni israeliane”.

Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti avevano già lanciato un avvertimento ai Paesi mediatori dell’accordo – Qatar, Egitto e Turchia – circa una possibile violazione del cessate il fuoco. Tuttavia, il rapido deterioramento della situazione sembra aver colto tutti di sorpresa.

A complicare ulteriormente il quadro c’è la questione del valico di Rafah, rimasto chiuso nonostante le promesse di una prossima riapertura. L’accesso, essenziale per l’arrivo degli aiuti umanitari e per l’evacuazione dei feriti, doveva essere riaperto il 20 ottobre, secondo quanto comunicato dall’Autorità Nazionale Palestinese e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In serata, però, Netanyahu ha annunciato che il passaggio resterà chiuso “fino a nuovo ordine”, rendendo ancora più drammatica la situazione umanitaria nella Striscia.

Nel frattempo, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, appartenente all’ala ultranazionalista del governo, ha chiesto al premier di “riprendere i combattimenti su vasta scala” contro Hamas. In una dichiarazione ufficiale, Ben Gvir ha definito la tregua “un errore pericoloso”, sostenendo che “la convinzione che Hamas possa rispettare un accordo di pace è una minaccia per la sicurezza di Israele”.

Da Gaza, la risposta è arrivata attraverso le parole del dirigente di Hamas Izzat al-Risheq, che ha accusato Netanyahu di “cedere alle pressioni della sua coalizione estremista” e di essere “il vero responsabile della violazione della tregua”.

La ripresa dei raid e il riaccendersi dello scontro fanno temere una nuova fase di escalation nel conflitto israelo-palestinese. Dopo una settimana di apparente calma, la tregua appare ormai compromessa, mentre la popolazione civile di Gaza, stretta tra la scarsità di aiuti e la ripresa dei bombardamenti, torna a pagare il prezzo più alto di una guerra che sembra non conoscere tregua duratura.

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