L’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore e autore di Report, continua a scuotere il panorama politico italiano, trasformandosi in un caso nazionale che intreccia libertà di stampa, responsabilità istituzionale e tensioni tra maggioranza e opposizione. Dopo l’esplosione che nella notte ha distrutto l’auto del giornalista davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano, e che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, si è aperto un durissimo confronto politico.

Il deputato Dario Carotenuto, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione di Vigilanza Rai, ha pubblicato un post dai toni severi, in cui individua una responsabilità morale dell’esecutivo nella vicenda. «Il governo Meloni è il mandante morale dell’attentato a Ranucci», ha scritto, accusando Palazzo Chigi di aver contribuito a creare un clima di isolamento e delegittimazione attorno al giornalista.

Le accuse del M5S: “Una voce indipendente lasciata sola”

Nel suo intervento, Carotenuto ha ricordato che già due mesi fa la Rai aveva deciso di revocare a Ranucci la responsabilità della firma editoriale di Report, una scelta che, secondo l’esponente pentastellato, non può essere interpretata come una semplice questione burocratica, ma come “un attacco mirato a chi fa giornalismo libero e scomodo”.

«Lasciare sola una voce indipendente – ha scritto – significa renderla vulnerabile. Questo attentato è la conseguenza di un clima di ostilità e delegittimazione che da mesi colpisce chi indaga sui poteri, sulle storture e sulle zone d’ombra del Paese».

Il deputato ha inoltre presentato una richiesta formale affinché la Commissione di Vigilanza Rai convochi Sigfrido Ranucci, per ascoltarlo direttamente dopo l’attentato. «La politica deve dimostrare da che parte sta – ha dichiarato – non bastano comunicati di solidarietà. Se il centrodestra dovesse opporsi a questa richiesta, sarebbe un fatto gravissimo».

Conte: “Ranucci delegittimato da chi dovrebbe proteggerlo”

A rafforzare la posizione del Movimento 5 Stelle è intervenuto anche Giuseppe Conte, che si è recato personalmente nella località alle porte di Roma dove vive il giornalista. L’ex premier ha espresso solidarietà a Ranucci e alla sua famiglia, denunciando un clima politico e mediatico preoccupante.

«Dobbiamo chiederci che Paese stiamo diventando – ha affermato –. È possibile che chi fa giornalismo d’inchiesta debba vivere sotto scorta e vedere la propria casa trasformata in un bersaglio?».

Conte ha parlato apertamente di un processo di delegittimazione sistematica nei confronti del conduttore di Report: «È inquietante che un giornalista già sotto protezione possa ritrovarsi con un’auto esplosa sotto casa. Ma, al di là della matrice, il problema è politico e culturale. Chi rappresenta le istituzioni dovrebbe difendere chi cerca la verità, non attaccarlo».

L’ex presidente del Consiglio ha ricordato anche le numerose querele presentate da esponenti della maggioranza contro Ranucci e altri giornalisti d’inchiesta: «Quando un rappresentante del governo querela un giornalista del servizio pubblico, manda un messaggio profondamente sbagliato. Io, da premier, non l’ho mai fatto».

Il governo tace, il caso divide l’opinione pubblica

Da Palazzo Chigi, per ora, non sono arrivate risposte dirette alle parole di Carotenuto e Conte. Il governo ha espresso solidarietà al giornalista attraverso una nota ufficiale del Ministero dell’Interno, che ha condannato l’attentato e assicurato il massimo impegno delle forze dell’ordine per individuare i responsabili. Tuttavia, le dichiarazioni del M5S hanno riacceso il confronto sulla libertà di stampa e sui rapporti tra il potere politico e l’informazione.

L’attacco all’auto di Ranucci arriva in un momento delicato per la Rai, già al centro di polemiche per le recenti nomine e per l’assetto editoriale dei programmi di approfondimento. L’allontanamento del conduttore da alcune funzioni gestionali di Report era stato letto da molti osservatori come un tentativo di ridurre l’autonomia del giornalismo investigativo all’interno del servizio pubblico.

Un attentato che diventa simbolo

Le indagini sull’esplosione, condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Frascati, proseguono senza escludere alcuna pista. Gli inquirenti stanno analizzando i filmati delle telecamere della zona e i resti dell’ordigno, descritto come una bomba carta ad alto potenziale.

Nel frattempo, il caso ha assunto un forte valore simbolico. Associazioni di categoria, redazioni e sindacati dei giornalisti hanno espresso solidarietà a Ranucci, sottolineando come l’attacco rappresenti un grave colpo alla libertà di informazione.

In un clima politico teso e polarizzato, l’attentato di Campo Ascolano si trasforma in un banco di prova per la democrazia italiana: un episodio che mette a nudo la fragilità del giornalismo d’inchiesta e la necessità di difendere chi, con il proprio lavoro, continua a raccontare il potere.

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