Per la prima volta nella storia, l’Italia entra ufficialmente nel gruppo delle quattro potenze mondiali del supercalcolo, un risultato che la colloca accanto a Stati Uniti, Giappone e Germania. È un traguardo strategico che segna la maturità tecnologica del Paese in un settore considerato ormai decisivo non solo per la ricerca scientifica, ma anche per l’innovazione industriale e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il primato si deve a una rete di eccellenze nazionali — Cineca, Eni, Leonardo e Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) — che hanno saputo unire risorse e competenze per costruire un sistema di infrastrutture capaci di superare 1,1 miliardi di miliardi di operazioni al secondo (1,1 exaflops). Con questa soglia, l’Italia entra di diritto tra le cosiddette “Exa Nations”, un club che, fino a pochi anni fa, sembrava irraggiungibile.

Gli Stati Uniti mantengono saldamente la leadership mondiale, con oltre 175 supercomputer e una potenza complessiva di 10,6 miliardi di gigaflops, pari a 10 miliardi di miliardi di operazioni in un solo secondo. Seguono Giappone e Germania, ma la distanza con l’Italia non è più incolmabile: grazie agli investimenti in corso, il nostro Paese potrebbe presto insidiare il podio europeo.

Il cuore pulsante di questo progresso è rappresentato dal supercomputer Leonardo, installato presso il Cineca di Bologna, una delle strutture di calcolo più avanzate del mondo. Leonardo è una macchina destinata non solo alla ricerca accademica, ma anche al supporto di progetti industriali, di meteorologia avanzata, simulazioni climatiche e modelli predittivi in campo medico e farmaceutico. È in grado di fornire una potenza di calcolo essenziale per l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale generativa, accelerando processi che fino a pochi anni fa richiedevano mesi o addirittura anni di elaborazione.

Accanto al progetto Leonardo, prende forma la nuova AI Factory, un’iniziativa da 430 milioni di euro finanziata congiuntamente dal governo italiano e dalla Commissione Europea. L’obiettivo è ambizioso: rendere accessibile la potenza dell’intelligenza artificiale anche alle piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura produttiva del Paese. Il progetto, coordinato dal Cineca in collaborazione con Austria e Slovenia, coinvolge una rete di partner di primo piano: il Ministero dell’Università e della Ricerca, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, la Regione Emilia-Romagna, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’Agenzia ItaliaMeteo, la Fondazione Bruno Kessler e la Fondazione per l’Intelligenza Artificiale.

L’AI Factory rappresenta un tassello fondamentale della strategia nazionale per l’intelligenza artificiale. L’obiettivo è colmare il divario digitale tra grandi aziende e Pmi, offrendo strumenti di calcolo, analisi e apprendimento automatico finora riservati ai colossi tecnologici. A regime, il polo di Bologna potrà disporre di risorse pari a circa un miliardo di euro di investimenti complessivi, diventando uno dei centri di innovazione più rilevanti d’Europa.

Dietro a questi numeri si nasconde una storia lunga ottant’anni, che affonda le radici nella nascita stessa del calcolo elettronico. Dalla costruzione dell’Eniac negli Stati Uniti — completato nel 1946 e capace di appena 2,9 operazioni al secondo — al progetto Manhattan, i supercomputer hanno segnato le tappe fondamentali dell’evoluzione scientifica. L’Italia vanta un legame diretto con queste origini grazie a Enrico Fermi, uno dei primi scienziati a intuire il potenziale del calcolo automatico per la ricerca. Fermi, negli anni Cinquanta, promosse attivamente l’idea di dotare il Paese di un grande elaboratore elettronico, progetto che avrebbe poi portato alla nascita del Centro di Calcolo di Pisa.

Oggi, l’eredità di quella visione torna a brillare con i progetti di supercalcolo italiani. Le applicazioni non si limitano più alla ricerca pura: i nuovi sistemi vengono impiegati per modellare scenari climatici, simulare processi industriali complessi, sviluppare nuovi materiali, e persino per identificare molecole terapeutiche attraverso l’intelligenza artificiale. In campo farmaceutico, i tempi di scoperta di nuovi composti si sono già ridotti di oltre il 20% grazie a queste tecnologie.

La sfida, tuttavia, non è solo scientifica ma anche energetica. I supercomputer richiedono quantità enormi di energia elettrica: basti pensare che i consumi dei centri di calcolo più avanzati possono eguagliare quelli di una città di medie dimensioni. Per questo motivo, i nuovi progetti puntano su soluzioni di raffreddamento sostenibili e sull’uso di fonti rinnovabili, un obiettivo che rientra nella strategia di transizione ecologica europea.

Con Leonardo e la futura AI Factory, l’Italia si posiziona come uno dei poli più dinamici del supercalcolo mondiale. Un’eccellenza che unisce ricerca, industria e sostenibilità, e che pone le basi per un futuro in cui la potenza computazionale diventa il motore dell’innovazione e della competitività nazionale.

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