Le recenti dichiarazioni della ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, pronunciate durante un convegno organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei), hanno innescato un acceso dibattito politico e culturale. Al centro della controversia, le parole della ministra sull’antisemitismo e sul significato dei viaggi scolastici ai campi di sterminio, in particolare le visite ad Auschwitz, che hanno suscitato reazioni indignate da parte del mondo politico e dell’opinione pubblica.

Durante il suo intervento, Roccella ha denunciato la recrudescenza dell’antisemitismo in seguito al riaccendersi del conflitto israelo-palestinese, sottolineando come “nell’ultima fase della guerra l’odio antiebraico abbia trovato una nuova giustificazione e, in certi ambienti, una pericolosa legittimazione”. La ministra ha aggiunto che “il modo con cui oggi viene usata la parola genocidio, spesso rovesciata contro chi ne è stato vittima storica, è sconvolgente e offensivo”.

A sollevare la polemica, però, sono state soprattutto le sue riflessioni sui viaggi della memoria. “Tutte le gite scolastiche ad Auschwitz — ha dichiarato — a che cosa sono servite davvero? Sono state incoraggiate e valorizzate perché dovevano farci credere che l’antisemitismo fosse qualcosa confinato nel passato, legato unicamente al fascismo”. Secondo Roccella, queste iniziative avrebbero trasmesso implicitamente l’idea che l’odio antiebraico appartenesse a un’epoca storica ormai conclusa, mentre “oggi continua a manifestarsi, in forme nuove e altrettanto pericolose”.

Le parole della ministra hanno provocato una valanga di reazioni politiche. Il senatore Francesco Verducci (Pd), vicepresidente della Commissione straordinaria contro l’intolleranza e l’antisemitismo, ha parlato di “affermazioni deliranti e gravi, tanto più perché pronunciate da un membro del governo”. Secondo Verducci, “i viaggi ad Auschwitz non sono gite, ma momenti fondamentali di formazione civile e di educazione alla memoria. Servono a onorare le vittime del nazifascismo e a trasmettere ai giovani il valore della libertà e della dignità umana”.

Dello stesso parere la deputata Silvia Roggiani, anch’essa del Partito Democratico, che ha definito le dichiarazioni della ministra “un insulto alla storia e alla memoria delle vittime della Shoah”. Roggiani ha aggiunto: “Dire che quei viaggi servono a confinare l’antisemitismo nel fascismo è un modo per sminuire l’importanza dell’antifascismo come fondamento morale della nostra Repubblica”.

Alle critiche, la ministra Roccella ha replicato parlando di strumentalizzazione politica delle sue parole. “Mi rendo conto che la sinistra non sappia più che pesci prendere — ha dichiarato — e che quindi preferisca distorcere il significato delle mie affermazioni”. Ha poi precisato: “I viaggi ad Auschwitz restano fondamentali per mantenere viva la memoria dell’orrore del Novecento. Il mio ministero sostiene iniziative per non dimenticare. Ma ricordare solo l’antisemitismo di ieri e ignorare quello di oggi, che trova terreno fertile in certe frange che simpatizzano per Hamas o usano il pretesto politico per diffondere odio, significa non assumersi le proprie responsabilità verso il presente”.

Sulle dichiarazioni della ministra è intervenuta anche la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio. “Stento a credere — ha commentato — che una ministra della Repubblica possa aver definito gite i viaggi ad Auschwitz e insinuato che fossero incoraggiati per fini politici. Durante la seconda guerra mondiale, in tutta l’Europa occupata, i nazisti, con la collaborazione dei fascisti locali, costruirono un’enorme macchina di morte per cancellare gli ebrei e altre minoranze. La formazione dei nostri giovani deve partire dalla conoscenza della storia. La memoria della verità storica fa male solo a chi ha scheletri negli armadi”.

Il dibattito resta aperto e divide il mondo politico. Da un lato chi difende la ministra, sostenendo che il suo fosse un invito a riflettere sull’antisemitismo contemporaneo; dall’altro chi vede nelle sue parole un tentativo di relativizzare la memoria storica della Shoah. In ogni caso, l’episodio ha riportato al centro dell’attenzione il valore della memoria collettiva e la necessità di vigilare, ogni giorno, contro il ritorno di ideologie e linguaggi che la storia ha già condannato.

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