Milano, oltre 220 ragazzi portati in questura: l’80 per cento è minorenne

Di Vincenzo Ottoboni ·2 min di lettura
Barriere metalliche davanti a una piazza vuota, con uno zaino scolastico e un paio di scarpe sul marciapiede

Sono soprattutto ragazzini, alcuni di appena 11 anni, i protagonisti delle violenze e dei saccheggi che hanno colpito il centro di Milano. Degli oltre 220 giovani portati in questura, l’80 per cento è minorenne: 12, 13 anni, in qualche caso perfino 11. Il quadro emerge da un reportage del Corriere Milano pubblicato il 19 ottobre.

In via Torino, mentre la folla si disperde lasciando dietro di sé una scia di devastazione, un gruppo di genitori riaccompagna a casa ragazzini vestiti di nero. Un padre si volta verso il figlio e gli dà un calcio nel sedere: «Dove caz.. eri? Cosa hai combinato?». Poco lontano, dalle vetrine sfondate di un minimarket esce un ragazzo con il passamontagna. Tra le mani ha due torte gelato e una confezione di Kinder. Altri scappano dal marciapiede con bottiglie di amari e gin.

A Brera, quando ormai è buio, un bambino che non sembra avere più di dieci anni indossa un casco verde rubato da uno scooter in condivisione. Impugna un tubo di metallo e guida la carica di una decina di ragazzi che neppure conosce.

Tobo e Yussef, 13 anni ciascuno, arrivano dal Corvetto e dalla Barona. Si ritrovano poco dopo le tre davanti al Duomo, dove erano già stati sabato. Quel giorno Milano ha scoperto di essere diventata l’epicentro di una protesta che nessuno riesce ancora a decifrare. Hanno visto i video su Instagram e sono accorsi subito, con scaldacollo e passamontagna pronti da calare sul viso.

«Siamo qui per protestare. Tutti protestano. Ma noi non spacchiamo niente. Però non vogliamo gli sbirri», dicono. Poi spariscono non appena arrivano i fischi dall’altro lato della piazza, il segnale che sta succedendo qualcosa.

Accanto ai cosiddetti «maranza», ragazzi di seconda e terza generazione, ci sono anche giovani senza alle spalle una storia di migrazione. «Perché se sei povero non puoi avere niente» è una delle frasi raccolte in piazza. Altri ancora non sono né poveri né emarginati. Vivono la piazza come un videogioco: lanciano bottiglie contro la polizia e scappano, poi si filmano, si abbracciano come in Gta e pubblicano tutto sui social.

Arrivano da Treviglio, Cernusco, Saronno e Lomazzo. Passano il fine settimana a Milano davanti a vetrine di negozi in cui non possono permettersi di entrare, fino all’ultimo treno delle Ferrovie Nord che li riporta a casa. Alla domanda se tornerà anche l’indomani, risponde: «No, domani ho scuola».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *