l’energia cara mette a repentaglio milioni di posti di lavoro

Di Alessandro Torrisi ·4 min di lettura
Punti chiave

La Commissione Europea ha emesso un allarme sulla stabilità economica dell’Unione Europea (UE), evidenziando che i costi energetici elevati e la transizione verso una produzione verde potrebbero mettere a repentaglio fino a 560.000 posti di lavoro nel prossimo anno.

Rischi per l’occupazione

Secondo le stime dell’European Semester Spring Package, che verrà presentato questa settimana, i settori più colpiti saranno la costruzione, il metalmeccanico, la chimica e il trasporto. Le tensioni geopolitiche internazionali continuano a influenzare i prezzi del petrolio, aumentando il rischio di perdita di posti di lavoro.

Impatto economico crescente

Le pressioni sui costi energetici nel prossimo anno potrebbero portare a una crescita dello scambio di valuta negativa e ad un’espansione della spesa pubblica. I tassi di disoccupazione previsti sono stati rivisti da 5,9% nel 2026 e 5,8% nel 2027 a un livello costante intorno al 6%. Il bilancio pubblico delle 27 nazioni UE si allargherà dal -3,1% del PIL nel 2025 al -3,5% nel 2026 e al -3,6% nel 2027.

Settori critici in pericolo

Il settore automobilistico europeo è particolarmente vulnerabile a causa della transizione verso veicoli non a motore di combustione interna. Si prevede che possano essere messi a repentaglio oltre 600.000 posti di lavoro, soprattutto in Germania. La produzione batterie è altrettanto vulnerabile: si stima che circa 85.000 posizioni siano in pericolo. Inoltre, la produzione solare e l’industria siderurgica a basso impatto climatico rischiano di perdere rispettivamente 59.000 e 4.500 posti.

Competitività basata sulle competenze umane

Il documento dell’UE evidenzia che la competitività non può essere costruita solo con tecnologie, capitali o regolamentazioni finanziarie: sarà determinata dalle abilità e dall’opportunità che verranno create per le persone. Roxana Mînzatu, Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea per le competenze, ha affermato che “l’investimento nelle risorse umane è la strategia di competitività più forte dell’Europa”.

Sfide nel mercato del lavoro

La carenza di manodopera qualificata continua ad essere un problema per le imprese europee. Nel 2023, il 68% delle medie dimensioni hanno segnalato una carenza di competenze, salendo al 77% nel 2024. Le piccole e grandi aziende affrontano la stessa difficoltà. I lavoratori a basso reddito rischiano di sopportare un carico maggiore dovuto ai prezzi più alti dei combustibili per il trasporto, che potrebbe costar loro fino al 1,4% del loro introito.

Politiche per migliorare la qualità dell’occupazione

Nel contesto di queste sfide, la Commissione Europea userà il pacchetto del Semestre europeo per spingere gli Stati membri a implementare riforme volte a migliorare le politiche per l’educazione e formazione professionale. Questi sforzi mirano a ridurre i divari di competenze e ad incentivare la mobilità sul mercato del lavoro, nonché a promuovere una maggiore inclusione sociale.

Esempi nazionali

Il caso di Bulgaria evidenzia le sfide individuali: dopo un’analisi approfondita delle sue politiche fiscali e di spesa, la Commissione Europea ha posto un segnalibro rosso sulle sue finanze. Altre nazioni come Germania, Estonia, Lettonia e Slovenia hanno superato l’esame senza problemi, almeno per ora.

Questo pacchetto del Semestre europeo sottolinea la necessità di una strategia che metta al centro le risorse umane per affrontare i cambiamenti economici in atto. L’investimento nelle competenze e nell’educazione è considerato fondamentale per mantenere la competitività europea nel contesto globale, dove l’UE si trova a concorrenza con potenze come Cina e Stati Uniti.

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