VFS Global, una società privata basata a Dubai e controllata da Blackstone, gestisce l’outsourcing del processo di richiesta dei visti per viaggiare in Europa. Secondo un’indagine approfondita coordinata dall’organizzazione di giornalismo investigativo Lighthouse Reports e dal sito POLITICO, VFS ha generato profitti sostanziosi vendendo servizi aggiuntivi che spesso non sono realmente facoltativi.
Un monopolio quasi totale
VFS dispone di un quasi monopoli globale nella gestione degli esami dei visti. La società fornisce i servizi per la maggior parte dei paesi europei, incluso l’Italia e altri stati membri dell’Unione Europea. L’indagine ha rilevato che VFS ha accumulato utili significativi vendendo servizi aggiuntivi come notifiche SMS, consegna a domicilio e scansionamento dei documenti.
Servizi facoltativi non sempre opzionali
Secondo la ricerca, molte persone sono costrette a pagare questi servizi che dovrebbero essere facoltativi. Ad esempio, Vrinda, una donna di 71 anni in India, ha ricevuto l’ordine di pagare circa 35 euro per un servizio premium o andarsene e tornare un altro giorno. "Sono stata molto sorpresa", disse Vrinda.
Pressioni sui dipendenti
Diverse persone coinvolte nell’indagine hanno riferito che i dipendenti di VFS sono spesso sotto pressione per raggiungere obiettivi commerciali e vendere servizi aggiuntivi, anche a discapito dei clienti. I dipendenti intervistati sostengono che gli impiegati sono spesso premiati in base alle vendite di questi servizi.
Fallimenti ripetuti nella qualità del servizio
L’indagine ha rilevato che VFS ha fallito più volte nel fornire i servizi fondamentali per cui è pagata dalle autorità europee. Le istituzioni statali europee hanno documentato ripetutamente problemi di sicurezza dei dati e ritardi nelle prenotazioni.
Approvazione governativa controversa
Nonostante questi fallimenti, VFS continua a essere approvata dai governi europei. Alcuni stati membri dell’UE hanno multato la società o si sono spostati su fornitori alternativi quando i contratti sono scaduti. Tuttavia, l’Europa continua ad affidare a VFS le richieste di visti.
Risposta di VFS Global
VFS sostiene che ogni cliente viene chiaramente informato che i servizi aggiuntivi sono facoltativi e non influenzano la decisione sul visto. La società dichiara di essere soggetta a un’osservazione governativa continua e si sottopone a migliaia di audit annuali interni ed esterni.
Il business model di VFS Global
La storia della VFS inizia nel 2001, quando Zubin Karkaria, fondatore dell’attuale CEO, ha notato che le ambasciate avevano difficoltà a gestire il crescente numero di richieste di visti. Dopo la realizzazione di un pilota con l’ambasciata americana a Mumbai, VFS è diventata una delle principali società nel campo dell’outsourcing dei visti.
La visione europea del problema
Gli stati membri dell’UE che hanno risposto all’indagine hanno confermato di avere applicato sanzioni quando appropriato e preso seriamente le accuse di vendita forzata. Tuttavia, molti sono ancora soddisfatti della pratica di outsourcing dei visti a VFS.
Il futuro dell’esternalizzazione dei visti
Dopo aver analizzato l’indagine, la Commissione Europea ha annunciato di voler condurre uno studio approfondito sulla pratica dell’esternalizzazione dei servizi di visto. L’obiettivo è quello di prevenire abusi sistemici e trovare opzioni per proteggere i diritti dei viaggiatori.
Conclusioni
L’indagine dimostra come gli stati europei abbiano esternato una funzione statale fondamentale a un’azienda privata che ha trasformato il processo di richiesta del visto in un mercato lucrativo. La controversia intorno ai servizi aggiuntivi e alle pressioni sui dipendenti continua ad essere un problema significativo per VFS Global.