Per la prima volta dopo anni di silenzio, Soter Mulè, l’ingegnere romano condannato per omicidio colposo nel tragico incidente del 7 settembre 2011, si è raccontato in una trasmissione televisiva. La vicenda che sconvolse l’Italia ha ripreso il centro dell’attenzione grazie a Belve Crime, la nuova rubrica di Francesca Fagnani su SkyTG24.

Il dramma del 7 settembre 2011

Era un martedì sera quando Paola Caputo, una studentessa pugliese di ventiquattro anni, morì durante una sessione di bondage in un garage dell’Agenzia delle Entrate a Roma. La sua morte provocò grande scalpore e portò alla condanna definitiva di Soter Mulè per omicidio colposo.

La ricostruzione della notte fatale

Nell’intervista in onda martedì 26 maggio, Francesca Fagnani ha guidato passaggio dopo passaggio l’ingegnere lungo quella tragica serata. La giornalista ha ricostruito ogni dettaglio della sessione: la scelta del luogo, il tipo di corde e oggetti erotici utilizzati, le droghe consumate. Sul cosiddetto breath play — una pratica erotica basata sull’asfissia che era stata ipotizzata come possibile causa dell’accaduto — Mulè ha negato quella definizione ma ammesso la presenza di corde al collo.

I momenti più tesi del colloquio

Di fronte alle domande sulle pratiche estreme, l’ingegnere si è mostrato sicuro: «Non era la prima volta che facevamo giochi simili e fino a quel momento non era mai successo niente». Tuttavia, Fagnani ha contestato il mancato utilizzo di strumenti di sicurezza. Mulè ha ammesso di non avere le forbici per tagliare le corde in tempo.

Il mondo BDSM raccontato da Mulè

L’intervista si è estesa anche al mondo BDSM frequentato per anni dall’ingegnere romano: feste private, corsi di bondage e esibizioni pubbliche. Secondo lui, il bondage richiede studio, abilità e pazienza. Tra chi lega e chi si fa legare deve esserci fiducia assoluta. Mulè ha ammesso che l’universo sadomasochista era stato per lui un modo di esprimere l’amore.

Il ricordo di Paola Caputo

Paola, una ragazza che «stava ricominciando a fiorire», è rimasta impressa nella mente dell’ingegnere. Il senso di colpa non lo ha mai abbandonato da quel settembre del 2011 e da allora non ha più avuto rapporti sessuali.

La confessione più pesante

In uno dei momenti più intensi dell’intervista, Mulè ha rivelato di aver avuto pensieri suicidi anche poche settimane prima. Questa dichiarazione aggiunge un aspetto psicologico al déjà-vu del caso Caputo.

Il dibattito sulla sicurezza durante le pratiche BDSM

L’intervista ha sollevato nuovamente la questione della sicurezza nelle sessioni di bondage. La necessità di avere strumenti di emergenza a portata di mano è diventata un punto centrale del discorso, sottolineando l’importanza di una preparazione adeguata anche in contesti apparentemente innocui.

Il ritorno alla ribalta dopo anni di silenzio

La ripresa dell’intervista di Mulè dopo tanto tempo mette in luce come certi eventi tragici continuino a influenzare le vite delle persone coinvolte. Il caso Caputo, che ha avuto un impatto profondo sulla società italiana, ritorna con forza nel dibattito pubblico grazie alla trasmissione di Francesca Fagnani.

Una riflessione sull’ambiente sadomasochista

La ricostruzione della notte del 7 settembre ha permesso anche una più profonda comprensione dell’universo BDSM, con le sue regole e abitudini. La discussione aperta su pratiche che spesso restano nascoste ha reso il dibattito più ampio e significativo.

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