Il governo britannico ha ridimensionato una promessa fatta a primavera scorsa, quando si era impegnato ad eliminare il lavoro forzato dalle catene di approvvigionamento della sua società di energia rinnovabile GB Energy. Secondo dati ottenuti tramite richiesta d’informazione, la compagnia ha finanziato aziende incapaci di garantire che le loro forniture solari non siano esposte al rischio del lavoro forzato.

Promessa mancata

L’estate scorsa il governo britannico aveva promesso che GB Energy, una società di proprietà statale, avrebbe “assicurato” catene di approvvigionamento libere da lavoro forzato quando fosse investita in energia rinnovabile come eolica e solare. Tuttavia, la compagnia ha recentemente finanziato aziende che non possono garantire l’assenza del rischio di lavoratori sfruttati nelle catene di approvvigionamento solare.

Il governo britannico si è schierato dicendo: "Ammettiamo che esista un rischio residuo nell’ambito delle catene di approvvigionamento globali". La nuova linea della compagnia introduce una nuova ipotesi alla promessa originale, introducendo la possibilità di un certo grado di esposizione al lavoro forzato nelle forniture.

Obiettivi climatici in gioco

La svolta avviene mentre i ministri cercano rapidamente di scalare le capacità solari del paese per allontanarlo dai combustibili fossili e ridurre gli addebiti energetici entro il 2030. Le scelte attuali del governo britannico rendono il paese sempre più dipendente dalle importazioni da Cina, che domina la produzione globale di energia solare.

"Il nostro desiderio di prodotti rapidi e a basso costo ci costringe continuamente ad ignorare le violazioni dei diritti umani nel settore delle energie rinnovabili", ha dichiarato Sarah Champion, deputata del Labour. Secondo esperti in materia di diritti umani, esiste un rischio che materiali collegati a regioni cinesi sottoposte a violazioni dei diritti umani finiscano nelle catene di approvvigionamento globali.

Sospetti su fornitori esteri

Il dipartimento britannico per l’educazione ha finanziato insieme a GB Energy la realizzazione di 57.000 installazioni solari nei prossimi dodici mesi, tra cui le centinaia di scuole e ospedali che ricevono aiuti governativi. Nel contesto delle recenti rivelazioni su esperti in diritti umani, cinque dei sette fornitori coinvolti non hanno potuto garantire l’assenza del rischio nel loro approvvigionamento solare.

Una delle aziende britanniche coinvolte nel progetto è Greenway Solar. Secondo la società, il rischio di lavoro forzato nelle sue catene di approvvigionamento rimane presente malgrado le verifiche e i controlli continuativi. "Abbiamo un atteggiamento zero tolleranza verso qualsiasi forma di lavoro forzato", ha affermato la società britannica Amelio Solar.

Difficoltà nel monitoraggio

La difficoltà nel monitorare e garantire l’assenza del rischio di lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento solari è evidente. Esperti come Laura Murphy, ex consigliera del presidente Biden, hanno denunciato che il Regno Unito si sta trasformando in un paese dove vengono importati prodotti realizzati con mano d’opera forzata.

Aziende cinesi sotto accusa

Fornitori come Trina Solar e JA Solar sono stati citati da una relazione universitaria del 2023 come aziende a rischio elevato di esposizione a materiali provenienti dalla regione uighur in Cina. Tuttavia, queste società hanno smentito le accuse, garantendo che non esistono prove concrete di violazioni dei diritti umani nelle loro catene di approvvigionamento.

Rischi residui e controlli

La Solar Stewardship Initiative (SSI), un’organizzazione che verifica i fornitori contro standard convenuti, è stata menzionata da alcune aziende come prova della loro determinazione a pulire le catene di approvvigionamento. Tuttavia, la direzione dell’SSi ammette che l’appartenenza non garantisce l’assenza del rischio.

"Se una società è membro dell’SSI, ciò non significa automaticamente che non ci sia il rischio di lavoro forzato nelle sue catene di approvvigionamento", ha dichiarato Rachel Owens, CEO dell’SSi. Queste difficoltà sono evidenti nella lenta avanzata verso la pulizia delle catene di approvvigionamento solare.

Conclusione difficile

La complessità della tracciabilità dei componenti solari rende il controllo del rischio di lavoro forzato molto complicato. Mentre le aziende cercano di garantire standard etici rigorosi, la realtà mostra che i rischi rimangono presenti.

Il governo britannico deve ora decidere come bilanciare gli obiettivi ambientali con l’importanza della lotta contro il lavoro forzato. La questione continua a sollevare interrogativi sulla sostenibilità e la trasparenza del settore energetico rinnovabile.

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