I fatti accaduti durante la manifestazione, tenutasi il 31/01/2026 a Torino, sono stati causati da una frangia violenta – si pensa ai Black Block – che si è infiltrata e successivamente separata dai manifestanti pacifici. Episodi di questo tipo accadono spesso, quasi come un copione prestabilito, soprattutto nelle manifestazioni a carattere sociale, indipendentemente dal fatto che siano o meno protette da servizi d’ordine.
Nelle manifestazioni intervengono due componenti principali. Da una parte le forze dell’ordine, che devono svolgere il proprio lavoro con moderazione, attenendosi alle regole d’ingaggio senza sfociare in violenze o in eccessi di legittima difesa, tenendo conto soprattutto della Costituzione e delle sue leggi. In particolare l’articolo 13 afferma:
“La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.”
Nella manifestazione di Torino le forze dell’ordine hanno fatto il proprio dovere, anche se vi sono stati alcuni episodi di violenza subita da manifestanti rimasti feriti che restano da chiarire.
L’altra parte in causa è quella dei manifestanti, che devono attenersi alle disposizioni previste, dotandosi di un servizio d’ordine efficace e isolando le frange violente che intervengono esclusivamente per provocare e strumentalizzare politicamente gli eventi. Il fenomeno dei Black Block riguarda frange estremamente violente, legate a realtà di ultra-destra internazionali, che lasciano sul campo della cosiddetta “guerriglia urbana” devastazioni e feriti.
Si sapeva da tempo della presenza di queste frange violente e del rischio che la manifestazione potesse sfociare in episodi di violenza da entrambe le parti in causa. Richiamando quindi il buonsenso, ci si chiede perché non sia stato applicato pienamente l’articolo 13 della Costituzione.
I fatti di Torino hanno lasciato nel sentimento comune la necessità di trovare ragioni condivise e di aprire un momento di profonda riflessione collettiva, per una nuova visione della sicurezza in un Paese democratico fondato sul dialogo, dove tutti possano esprimere le proprie opinioni nel rispetto delle leggi. Perché dove c’è una società democratica ci sono le leggi: ubi jus ibi societas, e viceversa.
La violenza, sia verbale sia fisica, nella democrazia è sempre da condannare, perché sopprime il dialogo che dovrebbe svolgersi in condizioni di parità tra le parti. Si osserva spesso, anche in alcune trasmissioni televisive, come certi politici utilizzino un linguaggio politico barbaro, aggressivo e volto alla sopraffazione dell’avversario, senza offrire chiarezza a chi segue da casa. Questo tipo di comportamento trasmette violenza verbale, che finisce per produrre, nella pratica, violenza fisica.
Il Paese ha alle spalle 80 anni di lunga tradizione democratica, attraversata da scossoni e difficoltà, ma dalla quale si è sempre usciti con dignità e orgoglio. Oggi però assistiamo a un tentativo, da parte di una parte della politica, di smantellare la Costituzione repubblicana e democratica, mascherandosi da democrazia per instaurare una finta “democratura” che, col tempo, potrebbe sfociare in una vera e propria dittatura.
Mi domando cosa accadrà quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, vero custode della Costituzione e dello Stato democratico, terminerà il suo mandato. La speranza, soprattutto della gente comune, è che tutto avvenga in modo sapiente e giusto, salvaguardando la democrazia e la Costituzione che ci hanno accompagnato in questi lunghi 80 anni.