Stando a quanto riportato, l’Office of Foreign Assets Control (Ofac), l’ufficio del Tesoro statunitense che gestisce i beni esteri, sta assumendo un ruolo centrale nella politica estera americana, paragonabile a quello del Cremlino. Il centro di comando, però, non si trova a Mosca, bensì a Washington, e gestisce le sanzioni internazionali decise dall’amministrazione statunitense.

Il blitz in Venezuela e il ruolo dell’Ofac

Recentemente, il governo degli Stati Uniti ha operato un arresto a Caracas, rimuovendo l’autocrate venezuelano senza consultare il Congresso. Invece di nominare il legittimo vincitore delle ultime elezioni o indire nuove consultazioni, l’amministrazione statunitense sembra orientata a delegare il potere alla ex vicepresidente, Delcy Rodriguez, attraverso un articolo della legge venezuelana che le permetterebbe di governare in emergenza per un periodo rinnovabile. Questa mossa, secondo alcune interpretazioni, mira a stabilizzare il Venezuela in vista delle elezioni congressuali di midterm del prossimo novembre.

L’Ofac, in questo contesto, gioca un ruolo cruciale, operando all’incrocio tra due strumenti di potere fondamentali per l’attuale presidente: le sanzioni e il petrolio. Come sottolineato, si tratta di strumenti simili a quelli utilizzati da Vladimir Putin in Russia per finanziare le proprie politiche e confiscare beni a soggetti indesiderati, trasferendoli a entità gradite.

Reazioni internazionali e il silenzio dell’Arabia Saudita

La reazione più significativa all’azione statunitense è stata il silenzio dell’Arabia Saudita. Riad, fondatrice dell’Opec insieme al Venezuela e ad altri tre paesi, aveva mantenuto stretti rapporti con Nicolas Maduro fino a poco prima del suo arresto. Mohammed bin Salman, l’uomo forte saudita, aveva continuato a intessere contatti con il leader venezuelano, ricevendo anche una lettera sull’amicizia tra i due paesi.

L’Arabia Saudita, una media potenza con una posizione strategica e una forte leadership nell’Opec, è abituata a tessere relazioni diverse, come dimostra la sua capacità di collaborare con Maduro e, allo stesso tempo, ricevere investimenti dal fondo privato di Jared Kushner, genero del presidente Trump. Questo approccio versatile è considerato un punto di forza per il principe saudita.

Il silenzio di Riad di fronte al blitz di Caracas potrebbe indicare una mancanza di entusiasmo. Per decenni, l’Arabia Saudita aveva beneficiato dell’isolamento del Venezuela, conquistando quote di mercato nel settore petrolifero. Il ritorno di un concorrente, soprattutto sotto l’egida di Trump, potrebbe non essere gradito.

Il petrolio venezuelano: riserve e produzione

Si parla spesso delle ingenti riserve petrolifere del Venezuela, considerate tra le più grandi al mondo. Tuttavia, è importante considerare che le riserve saudite sono altrettanto consistenti, e Riad ha semplicemente cessato le prospezioni. La produzione venezuelana, invece, è in declino. Nel 1965, il paese latino-americano garantiva l’11% dell’offerta mondiale di greggio; nel 1999, era al 4,3%. Nel 2024, la produzione è scesa a meno dell’1% del mercato mondiale, con meno di un milione di barili al giorno. Il principale cliente del Venezuela è la Cina, che approfitta delle sanzioni americane per ottenere greggio a prezzi scontati.

Il ruolo dell’Ofac nella gestione del petrolio venezuelano

Attualmente, Pdvsa, la compagnia petrolifera nazionale venezuelana, ha chiesto ai produttori di ridurre l’estrazione a causa della mancanza di sbocchi per il petrolio. Nei prossimi giorni, sarà l’Ofac a distribuire le nuove licenze di esportazione, e quindi l’amministrazione Trump a decidere a quali aziende assegnare i contratti e i relativi benefici, in vista delle elezioni di midterm. Questo meccanismo, secondo quanto riportato, ricorda le pratiche già consolidate in Russia, dove il controllo degli asset viene utilizzato per premiare gli alleati.

Il rilancio della produzione petrolifera venezuelana richiederà anni e ingenti investimenti. In questo contesto, il rapporto tra Trump e le grandi compagnie americane diventerà sempre più importante, con i contratti assegnati a chi garantirà appoggio e avrà contribuito alla campagna elettorale.

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