Groenlandia nel mirino: la Danimarca respinge le ambizioni statunitensi e accusa Trump di minacce

Di Cesare Borgia ·3 min di lettura

La Groenlandia è al centro di crescenti tensioni diplomatiche tra Danimarca e Stati Uniti, con il presidente Donald Trump che ha ripetutamente espresso interesse per l’annessione del territorio autonomo. Le recenti dichiarazioni e azioni dell’amministrazione statunitense hanno suscitato forte indignazione in Danimarca, dove il primo ministro Mette Frederiksen ha definito “senza senso” qualsiasi discussione sulla possibilità che gli Stati Uniti prendano il controllo della Groenlandia.

Tensioni in aumento

Stando a quanto riportato, le tensioni sono emerse a seguito di un’intervista pubblicata da The Atlantic all’inizio di gennaio, nella quale Trump avrebbe affermato la necessità per gli Stati Uniti di acquisire la Groenlandia per motivi di difesa. Il presidente ha descritto il territorio come strategicamente importante, data la sua posizione e la presenza di attività navali russe e cinesi nelle acque circostanti. Frederiksen ha sottolineato che la Danimarca, in quanto membro della NATO, gode già delle garanzie di sicurezza dell’alleanza, rendendo superflua qualsiasi pretesa statunitense.

“Pertanto, esorto vivamente gli Stati Uniti a porre fine alle minacce contro un alleato storicamente stretto e contro un altro paese e un altro popolo che hanno chiaramente affermato di non essere in vendita”, ha dichiarato Frederiksen in una nota.

Escalation e provocazioni sui social media

La situazione si è ulteriormente aggravata con una serie di azioni che hanno alimentato le preoccupazioni in Danimarca. Sabato scorso, l’amministrazione Trump ha condotto attacchi aerei in Venezuela, culminati nella cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, affermando l’intenzione di “dirigere” il paese fino a una transizione di leadership.

In seguito, Katie Miller, ex funzionaria dell’amministrazione statunitense, ha pubblicato su X (precedentemente Twitter) un’immagine della Groenlandia colorata con i colori della bandiera americana, accompagnata dalla parola “PRESTO”. Questa provocazione ha immediatamente suscitato una reazione da parte dell’ambasciatore danese negli Stati Uniti, Jesper Møller Sørensen, che ha risposto con un post che ribadiva il rispetto per l’integrità territoriale del Regno di Danimarca e ricordava i legami di difesa di lunga data tra i due paesi. Un esempio simile di tensioni diplomatiche si è verificato in passato quando, durante una disputa commerciale, un paese ha imposto tariffe su beni importati da un altro, portando a ritorsioni e a un deterioramento delle relazioni bilaterali.

Nomina di un inviato speciale e possibili azioni militari

Il mese scorso, Trump ha nominato Jeff Landry, governatore della Louisiana, come inviato speciale per la Groenlandia, intensificando ulteriormente la frenesia diplomatica in Europa. In una conferenza stampa, il presidente ha ribadito che gli Stati Uniti “devono avere la Groenlandia per la sicurezza nazionale”.

Il vicepresidente JD Vance, in un’intervista a marzo, non ha escluso l’uso di azioni militari per portare la Groenlandia sotto il controllo americano, pur suggerendo che tale scenario sarebbe evitabile se i groenlandesi decidessero di separarsi dalla Danimarca e stipulare un accordo con Washington. Si pensi, ad esempio, a situazioni in cui un paese ha invaso un altro con la motivazione di proteggere i propri cittadini all’estero, sebbene tali azioni siano spesso considerate violazioni del diritto internazionale.

Conclusioni

Le recenti azioni e dichiarazioni dell’amministrazione Trump hanno sollevato serie preoccupazioni in Danimarca riguardo alle ambizioni statunitensi sulla Groenlandia. Il primo ministro Frederiksen ha espresso fermamente l’opposizione del suo governo a qualsiasi tentativo di annessione, sottolineando l’importanza del rispetto per l’integrità territoriale del Regno di Danimarca e i legami di sicurezza esistenti all’interno della NATO. La situazione rimane tesa e richiede un dialogo costruttivo per evitare un’ulteriore escalation.

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