Pietro Sermonti: da Un Medico in Famiglia ai segreti di un attore tra risate e confessioni
Pietro Sermonti si racconta: infanzia, successi e un’ironia senza filtri
Pietro Sermonti, attore romano noto per ruoli iconici come quello in “Un Medico in Famiglia” e “Boris”, torna sul piccolo schermo con la seconda stagione di “Gigolò per caso – La sex guru” su Prime Video a partire dal 2 gennaio. In una recente intervista al Corriere della Sera, l’attore si è aperto a 360 gradi, ripercorrendo la sua vita professionale e personale con la sua consueta autoironia.
Dalle origini al successo televisivo
Sermonti descrive il suo personaggio in “Gigolò per caso” come “goffo, generoso e inattendibile”, specchiando in lui l'”italiano medio”. L’attore sottolinea di condividere con il personaggio molte caratteristiche, ad eccezione della professione e dell’acconciatura. Il successo televisivo è arrivato con “Elisa di Rivombrosa”, dove, a causa di una caviglia rotta e del conseguente gesso, si è trovato a recitare seduto, creando situazioni comiche. Ma è stata “Un Medico in Famiglia” a rappresentare una svolta nella sua carriera. Prima di questa fiction, Sermonti ammette di vivere in un mondo a parte, quasi disadattato, e di non essere familiare con il genere. L’esperienza lo ha catapultato in un nuovo scenario, fatto di paparazzi, fan in delirio e una notorietà inaspettata, che però ha affrontato con umiltà.
“Boris”: il regalo più bello
Nonostante i successi precedenti, Sermonti considera la serie “Boris” come il “regalo più bello” della sua carriera. La serie, ideata da amici d’infanzia come Mattia Torre e Giacomo Ciarrapico, gli ha permesso di interpretare un ruolo in linea con la sua vera personalità, un personaggio “cazzone” che, a suo dire, nessuno avrebbe mai considerato prima. L’attore ha rivelato di aver incontrato colleghi di lavoro con personalità complesse, definendoli “Stanis” (termine gergale per indicare attori particolarmente eccentrici o problematici).
Riflessioni sull’essere attore e sul narcisismo
Sermonti affronta anche il tema del narcisismo, un tratto spesso associato agli attori. Pur riconoscendo che fino ai vent’anni era piuttosto taciturno, sottolinea che il narcisismo può manifestarsi in diverse professioni, citando esempi di anestesisti e commercialisti. Per lui, la recitazione nasce da una profonda fragilità, da un bisogno di essere amati o di nascondersi dietro una maschera. L’attore ha raccontato di un’adolescenza difficile, segnata da un lutto familiare (la morte della sorella a soli quattro anni) e dalla mancanza di strumenti per elaborare il dolore. In quel periodo, si è descritto come un ragazzo triste, arrabbiato e rancoroso, che sfogava le sue frustrazioni con atteggiamenti sfrontati.
Un rapporto speciale con il padre e con lo sport
Il rapporto con il padre, dentista e appassionato di calcio, è un elemento centrale nella sua infanzia. Il padre sognava di vederlo diventare un calciatore e lo accompagnava fin da bambino a tutti i campetti della periferia romana. Sermonti ha giocato con Christian Materazzi, ma a differenza del suo compagno, non è riuscito a intraprendere una carriera agonistica, ammettendo di non avere il carattere e la disciplina necessari. Ha frequentato l’università, studiando Scienze Politiche con indirizzo storico-politico, ma non ha mai conseguito la laurea, un gesto che definisce come tipicamente narcisista.
L’assenza dai social media
Sermonti ha spiegato di non essere presente sui social media, poiché non apprezza la dinamica di venerazione o odio che spesso caratterizza i personaggi pubblici. Preferisce mantenere una certa distanza dal mondo virtuale, evitando gli eccessi e le polarizzazioni.
In definitiva, Pietro Sermonti si presenta come un attore ironico, autoironico e profondamente umano, capace di analizzare con lucidità il proprio mestiere e la propria vita, senza nascondere le fragilità e le contraddizioni.


