Venezuela, attacco USA: Trump annuncia la cattura di Maduro e della moglie

Di Cesare Borgia ·3 min di lettura

Attacco statunitense in Venezuela: Maduro e la moglie fuori dal Paese, secondo Trump

Un’azione militare statunitense ha colpito diversi siti in Venezuela, tra cui basi militari, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che l’operazione ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, che sarebbero stati trasferiti fuori dal Venezuela. Una conferenza stampa per fornire dettagli sull’operazione è prevista per le 17:00 ora italiana presso la residenza di Mar-a-Lago, in Florida.

Tensioni e accuse reciproche

Stando a quanto riportato, gli Stati Uniti accusano Maduro di essere a capo di un “narco-stato” e di aver manipolato le elezioni che lo hanno portato al potere. Il governo venezuelano, dal canto suo, ha ripetutamente sostenuto che gli Stati Uniti mirano a impossessarsi delle vaste riserve petrolifere del Paese. Queste accuse sono state al centro di crescenti tensioni tra i due governi nelle settimane precedenti l’attacco.

Trump aveva già evocato la possibilità di azioni militari contro il Venezuela, motivandole con la necessità di combattere i cartelli della droga e affermando che i giorni di Maduro erano “contati”. L’attacco, definito “su larga scala” dal presidente americano, è iniziato intorno alle 2 del mattino ora locale (7 del mattino in Italia) con forti esplosioni registrate nella capitale Caracas e in altre località degli stati di Miranda, Aragua e La Guaira.

Obiettivi colpiti e reazioni internazionali

Secondo quanto riferito dal presidente colombiano Gustavo Petro, tra i siti colpiti a Caracas figurano la sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, un luogo simbolico che ospita il mausoleo di Hugo Chávez. Petro ha inoltre indicato che il Fuerte Tiuna, principale complesso militare del Paese, e la base aerea di La Carlota sarebbero stati colpiti nella capitale. Al di fuori di Caracas, sono state prese di mira basi militari e aeroporti in diverse regioni del Venezuela.

Il governo venezuelano ha definito l’attacco una “gravissima aggressione” e ha chiesto la mobilitazione di tutte le forze politiche e sociali. Ha inoltre dichiarato di attivare lo stato di agitazione esterna, un’emergenza nazionale, e di essere pronto a difendersi. Il governo venezuelano ha invocato l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, riservandosi il diritto alla legittima difesa e chiedendo solidarietà internazionale.

Gustavo Petro ha sollecitato riunioni urgenti delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) per affrontare la situazione. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha dichiarato di seguire gli sviluppi con attenzione, con particolare riguardo alla comunità italiana presente in Venezuela.

Dettagli sull’operazione

Secondo fonti della Cbs, la cattura di Maduro e della moglie sarebbe stata affidata alla Delta Force, un’unità speciale dell’esercito statunitense. L’attacco era stato pianificato da giorni, con la possibilità di eseguirlo anche il giorno di Natale, ma è stato rinviato a causa di altre operazioni militari statunitensi in Nigeria.

Un esempio di come le tensioni geopolitiche possano sfociare in azioni militari si è verificato in passato con l’intervento statunitense in Iraq nel 2003, basato su accuse simili riguardanti la presenza di armi di distruzione di massa. Un altro esempio, più recente, è rappresentato dalle operazioni militari condotte in Siria negli ultimi anni, volte a contrastare il terrorismo e a sostenere le forze di opposizione.

L’attuale situazione in Venezuela rimane fluida e in evoluzione. L’attacco statunitense ha sollevato preoccupazioni a livello internazionale e potrebbe avere conseguenze significative per la stabilità della regione. Si attendono ulteriori dettagli dalla conferenza stampa di Trump e dalle reazioni dei governi di tutto il mondo.

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