L’Alleanza Atlantica si trova davanti a una delle valutazioni strategiche più delicate degli ultimi decenni: l’ipotesi di un attacco preventivo contro la Russia come risposta agli attacchi ibridi che, secondo diverse fonti, metterebbero a rischio infrastrutture, reti sottomarine e sicurezza energetica europea. A sollevare il tema è l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo del Comitato Militare della Nato, in un’intervista al Financial Times che ha immediatamente scosso le cancellerie europee e i vertici diplomatici.

Le parole di Dragone sono chiare, dirette e aprono un fronte completamente nuovo nel dibattito sulla deterrenza: “La Nato sta valutando di agire in modo più aggressivo e preventivo, piuttosto che limitarsi a reagire”. Una frase che, letta in un contesto geopolitico già teso, assume il tono di un vero monito. Secondo l’ammiraglio italiano, un eventuale “attacco preventivo” potrebbe essere considerato un’azione difensiva se finalizzato a impedire operazioni ibride o sabotaggi difficilmente riconducibili ufficialmente al Cremlino.

Uno dei punti chiave sollevati riguarda infatti i limiti strutturali che frenano l’azione occidentale. Dragone sottolinea come i Paesi Nato abbiano “molti più vincoli rispetto ai nostri avversari, a causa di etica, leggi e giurisdizione”. Questa disparità, secondo il capo militare, rende il processo decisionale dell’Alleanza più complesso, pur senza rappresentare una debolezza in senso assoluto. Tuttavia, costringe a riflettere profondamente su quale sia oggi la forma di deterrenza più efficace: una ritorsione dopo un attacco o un’azione preventiva capace di neutralizzare minacce emergenti?

Il tema è già sul tavolo di numerosi governi dell’Europa orientale, tra i più sensibili alla pressione russa. Da più parti arriva la richiesta di un cambio di passo: smettere di essere soltanto reattivi e iniziare a contrattaccare, soprattutto in relazione alle cosiddette azioni ibride — sabotaggi, cyberattacchi, interferenze sulle infrastrutture critiche — difficili da attribuire ma potenzialmente devastanti.

L’esempio citato dal Financial Times è quello della missione Baltic Sentry, pattugliamento costante del Mar Baltico che avrebbe impedito il ripetersi di episodi legati al danneggiamento dei cavi sottomarini. Per Dragone, il fatto che “non sia successo nulla dall’inizio dell’operazione” dimostrerebbe l’efficacia della deterrenza quando viene esercitata con continuità e visibilità. Tuttavia, questo successo non elimina la necessità di interrogarsi su strategie più audaci, specialmente in un contesto in cui Mosca sfrutterebbe — secondo vari analisti — le zone grigie del diritto internazionale.

Sul piano diplomatico globale, la riflessione Nato si interseca con la posizione degli Stati Uniti, guidati dal presidente Donald Trump, che negli ultimi mesi ha rinnovato la pressione sul governo ucraino. Il monito rivolto a Volodymyr Zelensky sulla questione della corruzione, unito alla volontà dichiarata di “lavorare per la pace”, rafforza l’idea di un’America intenzionata a ricalibrare la propria strategia. Washington rimane però centrale nelle decisioni Nato, e ogni discussione su eventuali azioni preventive non può prescindere dal ruolo statunitense.

La domanda cruciale resta aperta: come si costruisce la deterrenza nel 2025? Attraverso la risposta proporzionata e differita oppure con un approccio anticipatorio capace di fermare la minaccia prima che si manifesti? Dragone chiede di affrontare questo dilemma senza tabù, riconoscendo che l’Alleanza è entrata in una fase storica in cui i vecchi schemi strategici potrebbero non essere più sufficienti.

Il dibattito è destinato a infiammarsi, e le dichiarazioni del capo del Comitato Militare Nato rappresentano il punto di partenza di una discussione che influenzerà la sicurezza europea per anni. Mentre l’Occidente riflette, il mondo osserva: una decisione in un senso o nell’altro potrebbe ridefinire gli equilibri tra Nato e Russia, aprendo scenari inediti tanto sul fronte militare quanto su quello diplomatico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *