La scomparsa del giudice Paolo Adinolfi resta uno dei casi più enigmatici della recente storia giudiziaria italiana. Era il 2 luglio 1994 quando il magistrato, da poco nominato alla Corte d’Appello dopo anni trascorsi nella sezione fallimentare del Tribunale di Roma, uscì di casa promettendo di rientrare per pranzo. Non sarebbe mai più tornato. Da quel momento si aprì un capitolo fatto di ipotesi, piste mai definitivamente confermate e una lunga attesa della sua famiglia, rimasta senza risposte.
A distanza di oltre trent’anni, la vicenda ha improvvisamente ripreso vigore grazie a una nuova iniziativa investigativa. Nel parco della Casa del Jazz, la struttura sorta su un bene confiscato alla criminalità organizzata in via Cristoforo Colombo, sono infatti in corso scavi mirati alla ricerca di eventuali tracce che possano far luce sulla sorte del magistrato. L’operazione, promossa dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, coinvolge forze dell’ordine e unità cinofile specializzate. Non è stato reso noto quale nuovo elemento abbia portato a intervenire proprio in quell’area, ma la scelta non appare casuale.
Il nome di Adinolfi è infatti legato a delicate procedure fallimentari che, negli anni precedenti alla sua sparizione, avevano sfiorato figure di rilievo della criminalità romana. Tra queste, il caso Fiscom, in cui figurava Enrico Nicoletti, considerato il cassiere della Banda della Magliana, e quello di Ambra Assicurazioni. Due scenari complessi, caratterizzati da intrecci economici e interessi considerevoli, che potrebbero aver reso il giudice un bersaglio.
Proprio nella proprietà dove oggi sorge la Casa del Jazz — un tempo nelle disponibilità di ambienti vicini alla malavita — si era ipotizzato potesse essere stato occultato il corpo del magistrato. Le ricerche in corso sembrano voler verificare, una volta per tutte, questa possibilità.
Per la famiglia di Paolo Adinolfi, che per oltre tre decenni ha vissuto nell’incertezza e nel dolore, l’apertura di un nuovo fronte investigativo rappresenta un barlume di speranza. Che si tratti del preludio a una svolta o dell’ennesima strada senza sbocco, sarà il tempo a dirlo. Intanto, gli scavi alla Casa del Jazz restituiscono alla memoria collettiva il ricordo di un magistrato impegnato nella difesa della legalità, e il peso di una verità che attende ancora di emergere.