Rivolta a San Pietroburgo: migliaia in piazza cantano il brano “vietato” contro Putin. La Russia trema davanti al Lago dei Cigni della protesta
Un’ondata di coraggio e musica ha invaso le strade di San Pietroburgo, trasformando la celebre Prospettiva Nevskij in un palcoscenico di libertà. Migliaia di persone si sono radunate al calar del sole, martedì 14 ottobre, per sfidare apertamente la censura del Cremlino e intonare una canzone bandita dal regime: “La cooperativa del Lago dei Cigni”.
Un gesto simbolico, potente, e soprattutto pericoloso — perché in Russia oggi anche una melodia può diventare un atto di ribellione.
La canzone, firmata dal rapper Noize MC, nome d’arte di Ivan Alekseyev, è diventata il nuovo inno della dissidenza. L’artista, costretto all’esilio in Lituania dopo l’invasione dell’Ucraina, ha composto un brano che denuncia senza filtri la corruzione del potere e l’autoritarismo del presidente Vladimir Putin. Il titolo stesso è una provocazione: fa riferimento alla “Cooperativa del Lago”, la zona di dacie in cui l’élite putiniana era solita trascorrere le vacanze, e richiama la tradizione sovietica di trasmettere Il Lago dei Cigni durante i momenti di crisi politica o di morte dei leader.
Nelle strofe, Alekseyev non risparmia attacchi diretti: “Lasciate che il vecchio tremi di paura per il suo lago”, “Un uomo nel bunker che crede ancora di vivere nel 1985”, e soprattutto l’invocazione che è ormai diventata uno slogan della protesta: “Quando morirà lo zar, balleremo di nuovo”.
Nonostante il brano sia stato messo al bando nel maggio 2025 dal tribunale di San Pietroburgo con l’accusa di “contenuti estremisti”, le sue parole hanno continuato a circolare in rete grazie a VPN, YouTube e canali indipendenti. E proprio in questi giorni, quelle parole hanno trovato nuova vita — e nuova voce — nelle piazze.
La folla, accompagnata da musicisti di strada e chitarre improvvisate, ha cantato all’unisono, mentre centinaia di smartphone riprendevano la scena. Il video della performance collettiva si è diffuso in poche ore su X, TikTok e Telegram, diventando virale in tutto il mondo.
Ma la risposta delle autorità non si è fatta attendere. Le forze dell’ordine hanno circondato la piazza e disperso la folla, arrestando diversi partecipanti. Tra questi, la giovane cantante Diana “Naoko” Loginova, appena diciottenne, accusata di “screditare le forze armate russe”. La ragazza è stata portata in tribunale in manette e rischia fino a cinque anni di carcere.
L’arresto di Naoko è solo l’ultimo episodio di una lunga serie di repressioni contro artisti e attivisti che osano criticare il governo. Nelle ultime settimane, diversi teatri e gallerie sono stati chiusi, concerti annullati e profili social oscurati. Ma la reazione della popolazione suggerisce che, nonostante la paura, la sete di libertà è più viva che mai.
Secondo osservatori indipendenti, il “ballo di protesta” a San Pietroburgo rappresenta una nuova forma di dissidenza culturale: non più cortei o slogan politici, ma arte, musica e ironia contro la propaganda del regime. “È una rivoluzione gentile — spiegano gli analisti — che sfrutta la forza dei simboli per aggirare la censura e risvegliare le coscienze”.
Il gesto ha avuto un’eco internazionale: molti artisti europei e ucraini hanno condiviso il video esprimendo solidarietà ai partecipanti, mentre ONG per la libertà d’espressione hanno denunciato l’ennesimo abuso del governo russo.
Nel frattempo, Noize MC, dalla sua casa in esilio, ha ringraziato i manifestanti in un post criptico: “La musica non si arresta. E quando il silenzio diventa obbligatorio, cantare è un atto di libertà”.
Le immagini di San Pietroburgo — una città che ha dato i natali a Dostoevskij e Čajkovskij — oggi raccontano una storia diversa: quella di un popolo che, pur rischiando la prigione, sceglie di cantare contro la paura.
E così, sulle note proibite del “Lago dei Cigni”, una nuova generazione di russi ha danzato nel crepuscolo, mandando un messaggio chiaro al Cremlino: la musica della libertà, anche quando vietata, non smetterà mai di suonare.


