Caos in Fratelli d’Italia: sospetti di hackeraggio, trojan e fughe di notizie. Il caso Ghiglia scuote il Governo e infiamma lo scontro con “Report”
Un presunto hacker, un trojan nei telefoni e un’inchiesta giornalistica che rischia di aprire una frattura politica dentro e fuori il partito della premier. È lo scenario esplosivo che ruota attorno al nome di Agostino Ghiglia, membro del Garante della Privacy, finito nel mirino del programma “Report”, condotto da Sigfrido Ranucci. L’inchiesta della trasmissione di Rai3 avrebbe rivelato messaggi privati tra Ghiglia e la premier Giorgia Meloni, scatenando una bufera politica e un sospetto inquietante: che qualcuno possa aver violato i telefoni istituzionali di esponenti di governo per colpire il cerchio ristretto del potere di Palazzo Chigi.
Secondo fonti vicine a Fratelli d’Italia, all’interno del partito si starebbe diffondendo l’idea che dietro la diffusione dei messaggi ci sia un’azione di spionaggio informatico mirata. L’ipotesi, ancora tutta da verificare, parla di un possibile trojan installato sul telefono di Ghiglia, che avrebbe consentito la sottrazione di comunicazioni riservate, successivamente finite nelle mani dei giornalisti di “Report”.
Il timore di un hackeraggio ha gettato nel panico l’ambiente politico e istituzionale. Nelle ultime ore, Ghiglia avrebbe valutato di presentare un esposto alla magistratura, anche se avrebbe deciso di attendere la prossima riunione del Collegio del Garante per la Privacy prima di procedere. Nel frattempo, si starebbe valutando di far analizzare tutti i dispositivi in suo possesso per accertare l’eventuale presenza di software malevoli o intercettazioni non autorizzate.
Il caso nasce da una puntata di “Report” che ha mostrato alcuni messaggi in cui Ghiglia informava Meloni di un incontro imminente con Arianna Meloni, sorella della premier e figura centrale nell’organizzazione interna del partito. In uno di questi, risalente alla vigilia del voto su una multa destinata proprio a “Report”, si leggeva: «Domani la vado a trovare». Un dettaglio che ha spinto la trasmissione a ipotizzare un conflitto d’interessi e una possibile influenza politica sulle decisioni dell’Autorità garante.
Da qui è partita la reazione furibonda di Fratelli d’Italia. Giovanni Donzelli, esponente di spicco del partito, ha parlato di una “ferita gravissima alla democrazia”, accusando Ranucci di aver condotto un’operazione mediatica con l’obiettivo di screditare la premier e il suo entourage.
Parallelamente, la Procura di Roma ha chiesto alla Direzione Nazionale Antimafia di trasmettere il verbale dell’audizione di Ranucci, nell’ambito dell’indagine sull’attentato avvenuto il 16 ottobre nella sua abitazione di Campo Ascolano. Gli inquirenti vogliono chiarire se esista un collegamento tra il giornalista, le rivelazioni sul Garante e un presunto pedinamento che – secondo alcune fonti – sarebbe stato organizzato “su richiesta del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari”, dopo una puntata di “Report” dedicata alla premier.
Lo stesso Fazzolari ha annunciato azioni legali contro Ranucci, parlando di “attacchi orchestrati” e “sceneggiate mediatiche” messe in piedi per colpire il governo. “Avevo offerto una mediazione, ma il giornalista ha rifiutato. Ora procederò in tribunale”, ha dichiarato in una nota ufficiale.
Sul fronte politico, anche Enrico Borghi di Italia Viva e membro del Copasir ha espresso preoccupazione, accusando la destra di avere una “concezione gerarchica e proprietaria del potere”, che tenderebbe a limitare l’indipendenza delle istituzioni. Secondo Borghi, il caso Ghiglia rappresenta “un sintomo pericoloso di un sistema che mira a piegare le autorità di garanzia alla volontà del governo, un modello che ricorda quello di Budapest”.
Il clima, insomma, è rovente. Da un lato, il partito di governo teme un’operazione di intelligence informatica ai suoi danni; dall’altro, la Rai difende il diritto dei giornalisti di informare su temi di rilevanza pubblica, sostenendo che le fonti siano interne e volontarie, non frutto di hackeraggio.
Resta l’interrogativo che domina le ultime ore: c’è davvero un hacker dietro la fuga di notizie dal Garante della Privacy, o si tratta di uno scontro politico travestito da intrigo tecnologico?
Quel che è certo è che il caso rischia di trasformarsi nell’ennesima bomba politica, destinata a esplodere non solo nei palazzi del potere, ma anche nel cuore della fiducia degli italiani verso le istituzioni.


