Il nuovo arresto a Tripoli di Osama Almasri, ex generale libico e responsabile della sicurezza delle carceri della capitale, ha riacceso in Italia un acceso dibattito politico. L’uomo, accusato di torture, violenze e dell’uccisione di detenuti, era stato fermato a Torino nel gennaio 2025 su mandato della Corte Penale Internazionale (CPI), ma successivamente rimpatriato con un volo di Stato per decisione del governo. Ora che la magistratura libica lo ha nuovamente arrestato, il governo difende la propria scelta spiegando che “l’Italia era pienamente consapevole che le autorità libiche avrebbero proceduto nei suoi confronti”.
Secondo quanto riportato dalle emittenti locali Libya24 e Al Ahrar, la Procura generale di Tripoli, guidata da Sadiq al-Sour, ha disposto la carcerazione preventiva di Almasri per i reati di tortura, maltrattamenti e morte di un detenuto avvenuti nella “Fondazione per la riforma e la riabilitazione”, struttura carceraria della capitale. Le indagini, aperte da anni, documenterebbero un vasto sistema di abusi all’interno dei centri di detenzione controllati dal generale.
Il governo italiano, finito nel mirino delle opposizioni, ribadisce che il rimpatrio di Almasri avvenne nel pieno rispetto del diritto internazionale. “La Libia aveva già aperto un’indagine sui reati contestati – spiegano fonti di Palazzo Chigi – e aveva chiesto formalmente di non procedere con l’estradizione verso la CPI. L’Italia ha semplicemente riconosciuto la giurisdizione nazionale libica, come previsto dallo Statuto di Roma, che affida priorità agli Stati quando sono in grado di perseguire i crimini in autonomia”.
La nota riservata inviata il 20 gennaio 2025 dalla Procura libica alla Corte d’Appello di Roma avrebbe chiesto espressamente di non eseguire l’estradizione, specificando che “le autorità di Tripoli avevano già avviato indagini penali sui fatti contestati”. Una comunicazione, sostengono fonti governative, che “l’esecutivo non poteva ignorare”.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha confermato la linea difensiva: “Non si è trattato di un rilascio arbitrario, ma di una cooperazione giudiziaria tra due Stati sovrani. L’Italia ha agito nel rispetto delle regole internazionali, assicurando che l’imputato fosse consegnato a un’autorità legittimamente competente. Oggi la Libia sta portando avanti quelle stesse indagini”.
Sulla stessa posizione anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha parlato di una “decisione giusta e ponderata”: “Non abbiamo liberato nessuno, abbiamo semplicemente rispettato la volontà di un governo con cui collaboriamo sul fronte della sicurezza e della giustizia. Era chiaro già allora che Almasri sarebbe stato sottoposto a procedimento penale nel suo Paese”.
Tuttavia, le opposizioni non arretrano. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di “pagina vergognosa per l’Italia”, accusando il governo di “aver calpestato il diritto internazionale” e di “aver favorito l’impunità di un torturatore”. Duro anche il giudizio della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, secondo cui “l’arresto di Almasri in Libia dimostra che l’Italia ha scelto la strada sbagliata, rinunciando alla giustizia internazionale e umiliando il Paese davanti al mondo”.
Dal fronte della maggioranza, invece, si difende la linea adottata: “I fatti dimostrano che il governo aveva ragione – affermano esponenti di Fratelli d’Italia –. Almasri è stato arrestato dalle autorità libiche come previsto. È la prova che la decisione di rimandarlo nel suo Paese non fu un errore, ma una scelta di responsabilità e di rispetto della sovranità nazionale”.
Oggi, il generale Almasri si trova rinchiuso in un carcere di Tripoli. Sarà la magistratura libica a stabilire il suo destino, mentre in Italia il caso resta un terreno di scontro politico acceso. Per il governo, il nuovo arresto conferma la bontà di una scelta giuridicamente corretta; per l’opposizione, rappresenta una ferita aperta nell’immagine internazionale del Paese. In ogni caso, la vicenda segna un nuovo capitolo nel complesso equilibrio tra diritto internazionale, sovranità nazionale e politica estera italiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *