È stato finalmente siglato all’Aran il rinnovo del contratto collettivo nazionale per il comparto scuola relativo al triennio 2022-2024, un accordo che coinvolge oltre un milione e duecentomila lavoratori, tra docenti e personale ATA. Un’intesa che il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha definito un “risultato storico”, destinata a incidere sensibilmente sulle buste paga del personale scolastico, rimaste ferme per anni. Tuttavia, non mancano le polemiche: la Flc Cgil ha deciso di non firmare, denunciando un mancato adeguamento reale rispetto all’inflazione e chiedendo maggiore attenzione alle condizioni di lavoro del settore.

Secondo quanto stabilito dall’accordo, gli aumenti medi si aggireranno intorno ai 150 euro mensili lordi per 13 mensilità, con punte fino a 185 euro per i docenti più esperti e 240 euro per ricercatori e tecnologi. Gli arretrati, che verranno riconosciuti in un’unica soluzione, saranno particolarmente consistenti: circa 1.948 euro per gli insegnanti e 1.427 euro per il personale ATA. In prospettiva, con il successivo contratto 2025-2027, la somma complessiva potrà arrivare fino a 2.500 euro per i docenti e 1.830 euro per il personale tecnico e amministrativo.

Valditara ha sottolineato che il blocco salariale del settore, durato dal 2009 al 2018, aveva lasciato i lavoratori dell’istruzione indietro rispetto ad altri comparti pubblici. “Oggi – ha dichiarato il ministro – si restituisce rispetto e dignità a chi ogni giorno lavora per formare i nostri giovani. È solo l’inizio di un percorso che porterà, entro il 2027, ad aumenti complessivi fino a 416 euro mensili lordi per gli insegnanti e 303 euro per il personale ATA”.

La distribuzione degli aumenti seguirà criteri legati al grado scolastico e all’anzianità di servizio. Per esempio, un insegnante della scuola primaria con 15-20 anni di anzianità riceverà circa 132 euro in più al mese, cifra che salirà a 142 euro per chi ha 21-27 anni di servizio, fino ad arrivare a 159 euro per chi insegna da oltre 35 anni. Nella scuola media gli incrementi saranno leggermente superiori, mentre per i docenti delle superiori con lunga esperienza si potrà arrivare fino a 185 euro lordi mensili.

Per il personale universitario e degli enti di ricerca, gli aumenti oscilleranno tra 137 e 240 euro mensili, in base al livello e alla qualifica. Nonostante le cifre rilevanti, molti osservatori fanno notare che l’aumento reale del potere d’acquisto rimane limitato: considerando un’inflazione cumulata di circa il 15% negli ultimi anni, il guadagno netto effettivo risulterebbe inferiore alle aspettative.

L’Anief, uno dei sindacati firmatari, ha chiesto l’avvio immediato delle trattative per il contratto 2025-2027, con l’obiettivo di garantire complessivamente 450 euro lordi di aumento nei tre rinnovi successivi. Tra le priorità indicate figurano il riscatto agevolato degli anni universitari, il riconoscimento del burnout come causa di pensionamento anticipato, l’ampliamento della Carta dei docenti anche ai supplenti annuali, e una riforma del reclutamento basata su un doppio canale di accesso.

Non sono mancate le reazioni politiche. Mentre il governo ha celebrato l’accordo come una svolta per il mondo dell’istruzione, le opposizioni hanno accusato l’esecutivo di “fare propaganda su stipendi che non coprono nemmeno l’aumento del costo della vita”. Alcuni commentatori, inoltre, hanno sottolineato che le promesse sugli arretrati e sulle future trattative restano legate alla disponibilità di fondi nella prossima legge di bilancio.

In ogni caso, per docenti e personale scolastico si tratta del più consistente incremento retributivo degli ultimi quindici anni, che porterà già dalle prossime buste paga un sensibile sollievo economico dopo anni di stagnazione. Il mondo della scuola, però, resta in attesa di riforme strutturali che vadano oltre gli aumenti salariali: dalla riduzione del precariato all’uso dell’intelligenza artificiale in classe, fino al riconoscimento pieno del ruolo sociale e formativo di chi ogni giorno costruisce il futuro del Paese.

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