Montecitorio, scoppia il ‘Gelato-Gate’: il cono della discordia fa infuriare Meloni e divide la maggioranza
Un semplice cono gelato è riuscito dove le opposizioni non avevano ancora osato: creare imbarazzo all’interno di Fratelli d’Italia e scatenare un piccolo caso politico nel cuore di Montecitorio. Tutto nasce da una richiesta apparentemente innocua — introdurre il gelato artigianale alla buvette della Camera dei Deputati — avanzata da uno dei questori meloniani, desideroso di rendere il servizio ristoro più moderno e accattivante. Ma l’iniziativa, che a prima vista poteva sembrare solo una concessione alla dolcezza, ha finito per gelare i rapporti interni al partito.
Il progetto prevedeva di rinnovare il bancone storico della buvette, un elegante mobile in legno in stile liberty, con l’aggiunta di un piccolo frigorifero per ospitare le classiche vaschette di cioccolato, nocciola, crema e gusti assortiti. L’intenzione era di offrire ai deputati un momento di pausa “più italiano”, in linea con la tradizione del gelato artigianale. Tuttavia, la proposta non è arrivata nel momento giusto — e soprattutto non è stata accolta con entusiasmo ai piani alti di Palazzo Chigi.
Secondo quanto trapelato, la premier Giorgia Meloni non avrebbe affatto gradito l’iniziativa. Il motivo? In tempi di austerità e di attenzione ai costi della politica, l’idea di installare un bancone per il gelato nella buvette della Camera è apparsa fuori luogo, se non addirittura controproducente dal punto di vista dell’immagine pubblica. Da qui, la decisione di “congelare” il progetto, in attesa di tempi migliori o, più probabilmente, di un oblio silenzioso.
A rendere la vicenda ancora più rumorosa è stata la reazione dei parlamentari degli altri gruppi. Francesco Emilio Borrelli, deputato dei Verdi, non ha risparmiato le critiche: “È uno sputtanamento — ha commentato —. I parlamentari dovrebbero essere più spartani di Sparta, non trasformare Montecitorio in una gelateria”. Parole dure, che hanno trovato eco anche tra alcuni esponenti del centrosinistra, pronti a ironizzare sull’“onorevole coppetta”, diventata in poche ore trending topic sui social.
Nel frattempo, alla buvette la situazione resta in stallo. Ai deputati che si avvicinano al bancone chiedendo un cono o una coppetta, i baristi rispondono con un laconico: “Niente gelato per ora”. E non si sa quando — o se — il servizio verrà effettivamente attivato.
Il “gelato-gate” è però più di un semplice aneddoto estivo fuori stagione: è il simbolo di un clima politico sempre più teso, in cui anche le decisioni più marginali diventano terreno di scontro. Dentro Fratelli d’Italia, l’episodio ha aperto un dibattito sotterraneo sul rischio di scivolare in comportamenti percepiti come distanti dai cittadini. La premier, che negli ultimi mesi ha insistito sull’immagine di sobrietà e rigore della classe dirigente, teme che un gesto apparentemente frivolo possa alimentare polemiche populiste e indebolire la narrativa del “governo del sacrificio”.
C’è chi parla di una lezione di comunicazione interna mancata: bastava forse un po’ di discrezione o una tempistica diversa per evitare il caso. Ma a Roma, si sa, anche una coppetta di pistacchio può diventare motivo di scontro politico.
Intanto, tra un dibattito parlamentare e l’altro, la buvette resta fedele alle sue origini: caffè, cornetti, tramezzini e acqua minerale. Il bancone liberty progettato dall’architetto Ernesto Basile non ha ancora visto l’arrivo del famoso frigorifero. Eppure, la vicenda ha già assunto toni quasi paradossali: un gelato mai servito che ha scaldato gli animi più di un decreto legge.
In fondo, il caso dell’“onorevole coppetta” racconta molto del nostro tempo: un Paese dove la forma conta quanto la sostanza, e dove anche una questione di gusti può trasformarsi in un affare di Stato. La politica, ancora una volta, finisce per sciogliersi — come un cono dimenticato al sole — tra simboli, polemiche e comunicazione esasperata.


