Fuga shock di Elia Del Grande: il killer della ‘strage dei fornai’ scompare nel nulla dopo 25 anni di carcere

Di Vincenzo Ottoboni ·3 min di lettura

Un nuovo caso che riporta alla memoria una delle pagine più nere della cronaca italiana: Elia Del Grande, noto come l’autore della cosiddetta strage dei fornai, è scomparso dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. L’uomo, oggi 49enne, aveva scontato 25 anni di reclusione per il triplice omicidio dei propri familiari avvenuto nel 1998 a Cadrezzate, in provincia di Varese. Dopo la scarcerazione, era stato trasferito in una struttura destinata alla valutazione della sua pericolosità sociale, ma nei giorni scorsi ha fatto perdere le proprie tracce.

Il delitto che lo rese tristemente noto risale al 7 gennaio 1998. Allora ventiduenne, Del Grande sterminò la propria famiglia con un fucile da caccia: uccise il padre, la madre e il fratello maggiore, lasciando sotto shock la comunità locale. Il caso divenne subito un simbolo di follia e violenza domestica. Il giovane venne condannato inizialmente all’ergastolo, pena successivamente ridotta a trent’anni, da scontare in carcere. Durante gli anni di detenzione aveva mostrato una condotta definita “accettabile” ma, secondo i giudici di sorveglianza, restava una figura a rischio, tanto da richiedere ulteriori valutazioni prima di un eventuale reinserimento completo nella società.

La permanenza di Del Grande nella casa-lavoro di Castelfranco Emilia avrebbe dovuto durare sei mesi. Tuttavia, la fuga improvvisa ha interrotto quel percorso di osservazione. Le autorità hanno immediatamente avviato le ricerche, concentrandosi in due aree considerate sensibili: la Sardegna, dove l’uomo avrebbe alcuni legami, e il Varesotto, teatro del massacro che gli costò la libertà. Le forze dell’ordine non escludono alcuna pista e hanno già diffuso la sua descrizione alle stazioni ferroviarie e ai porti principali, nella speranza di rintracciarlo prima che possa allontanarsi ulteriormente o, peggio, rappresentare un pericolo per sé o per gli altri.

Il caso ha sollevato numerosi interrogativi sull’efficacia del sistema di sorveglianza nei confronti di detenuti ad alto rischio. La casa-lavoro, infatti, non è un carcere tradizionale: si tratta di una struttura semi-aperta, destinata a chi ha terminato la pena ma deve ancora essere monitorato. In teoria, la sorveglianza dovrebbe essere continua, ma le condizioni di libertà relative permettono agli ospiti di svolgere attività lavorative e sociali. Proprio questo grado di libertà avrebbe consentito a Del Grande di allontanarsi senza destare sospetti.

Molti osservatori sottolineano come episodi del genere mettano in discussione il delicato equilibrio tra reinserimento sociale e sicurezza pubblica. Dopo venticinque anni dietro le sbarre, un individuo condannato per un crimine tanto efferato avrebbe dovuto essere seguito con maggiore attenzione, sostengono alcuni esperti di diritto penale. Altri, invece, ricordano che la legge prevede una progressiva riabilitazione anche per chi ha commesso i reati più gravi, e che la fuga di un singolo caso non può compromettere l’intero sistema di esecuzione penale.

Nel frattempo, la vicenda continua a suscitare paura e inquietudine. La memoria del massacro di Cadrezzate è ancora viva, e il nome di Elia Del Grande evoca immagini di sangue e tragedia familiare. L’idea che un uomo ritenuto socialmente pericoloso sia nuovamente libero ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate.

Le forze dell’ordine proseguono le ricerche senza sosta, mentre la popolazione, soprattutto tra Lombardia e Sardegna, è invitata alla massima collaborazione. Ogni segnalazione potrebbe rivelarsi decisiva per rintracciare l’uomo che, dopo un quarto di secolo di silenzio e detenzione, è tornato a far parlare di sé nel modo più inquietante possibile.

La fuga del killer della “strage dei fornai” resta, al momento, un mistero fitto. E l’Italia intera trattiene il fiato, temendo che l’ombra del passato possa tornare a farsi presente.

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