Pokrovsk sotto assedio: 200 soldati russi pronti a chiudere la città chiave del Donbass entro novembre

Di Alessandro Torrisi ·3 min di lettura

La tensione nel Donbass raggiunge un nuovo punto critico. Pokrovsk, una delle ultime roccaforti ucraine nella regione di Donetsk, è ormai circondata su tre lati dalle truppe russe, che secondo fonti internazionali avrebbero ricevuto l’ordine di chiudere completamente l’assedio entro metà novembre. Sul campo, circa duecento nuovi militari di Mosca sarebbero già stati dispiegati con l’obiettivo di isolare la città e tagliare definitivamente le linee di rifornimento ucraine.
Per Kiev, la situazione è estremamente delicata. Lo stesso presidente Volodymyr Zelensky ha ammesso che il rapporto di forze è drammaticamente sbilanciato: otto soldati russi per ogni ucraino presente nell’area. Nonostante ciò, il leader ucraino ha assicurato che le truppe di Mosca non hanno ancora raggiunto i loro obiettivi e che la resistenza continua, sostenuta da rinforzi e nuove linee difensive costruite negli ultimi mesi.
Pokrovsk, un tempo importante hub ferroviario e logistico, è diventata negli ultimi anni una posizione strategica di vitale importanza per l’esercito ucraino. La sua caduta aprirebbe alle forze russe la strada verso Dnipropetrovsk e segnerebbe un punto di svolta nella guerra, spostando il baricentro del conflitto verso ovest e mettendo in discussione gli equilibri del fronte orientale.
Le forze del Cremlino, dopo la conquista di Avdiivka nel febbraio 2024, hanno gradualmente avanzato verso Pokrovsk, stringendo la morsa mese dopo mese. Da agosto 2024 la città è sotto assedio: i russi controllano gran parte delle vie di accesso e mantengono il fuoco costante sui corridoi rimasti aperti. Secondo il gruppo ucraino di monitoraggio DeepState, l’unico varco libero sarebbe un corridoio di circa quindici chilometri, attraverso il quale passano i rifornimenti e i rinforzi dell’esercito di Kiev.
Le testimonianze dal fronte parlano di una città martoriata dai bombardamenti e dalle incursioni con droni FPV, che monitorano costantemente i movimenti ucraini. I soldati raccontano di rotazioni quasi impossibili e di difficoltà crescenti nel trasporto dei feriti e delle scorte. “Se Pokrovsk cade, Myrnohrad resterà completamente isolata”, avrebbero riferito alcune fonti militari locali.
Dal canto suo, Mosca punta a sfruttare la conquista di Pokrovsk per consolidare la propria posizione negoziale. Secondo analisti occidentali, il Cremlino mira a presentare una vittoria simbolica e territoriale prima dell’inverno, quando le operazioni militari rallenteranno a causa del maltempo. L’obiettivo sarebbe quello di arrivare ai tavoli diplomatici con un vantaggio concreto, potendo rivendicare il controllo di quasi tutto l’oblast di Donetsk.
Zelensky ha smentito le dichiarazioni del capo di stato maggiore russo Valery Gerasimov, secondo cui circa 5.500 soldati ucraini sarebbero già completamente circondati a Pokrovsk. Il presidente ucraino ha definito tali affermazioni “propaganda di guerra”, sostenendo che le truppe di Kiev mantengono ancora un corridoio di comunicazione con l’esterno e continuano a ricevere supporto.
Tuttavia, anche all’interno del comando ucraino emergono segnali di tensione. Alcuni ufficiali avrebbero lamentato la mancanza di informazioni cruciali da parte dei propri superiori, a conferma del clima di crescente nervosismo e delle difficoltà operative in un contesto sempre più compromesso.
La battaglia di Pokrovsk, dunque, si preannuncia come una delle più decisive del conflitto. Per l’Ucraina, perdere la città significherebbe rinunciare a una delle ultime difese chiave nel Donbass; per la Russia, conquistarla equivarrebbe a una vittoria politica e strategica capace di ribaltare gli equilibri del fronte orientale. Tutto dipenderà dalle prossime settimane: se l’assedio sarà chiuso entro novembre, la guerra potrebbe entrare in una nuova fase.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *