Nel cuore di Bruxelles, tra i corridoi del Parlamento europeo, si respira un’aria di determinazione e di tensione diplomatica. La presidente dell’assemblea, Roberta Metsola, ha ribadito la posizione dell’Unione Europea in merito alla guerra in Ucraina, sottolineando che “non si può decidere nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina”. Parole che definiscono con chiarezza la linea politica europea: sostenere Kiev non solo militarmente e finanziariamente, ma anche nel processo di pace che, prima o poi, dovrà prendere forma.

La presidente, esponente del Partito Popolare Europeo e in carica dal 2022, ha commentato gli esiti dell’ultimo Consiglio europeo, durante il quale i leader dei Paesi membri hanno approvato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Una decisione che conferma la volontà di mantenere alta la pressione su Mosca, ma che lascia ancora aperti i nodi più complessi, come l’utilizzo degli asset russi congelati per finanziare la ricostruzione ucraina.

Secondo Metsola, l’Europa “non sta cedendo” sul piano politico, anche se la mancanza di unanimità su alcune misure alimenta la percezione di divisione interna. Il Belgio, che detiene la maggior parte dei fondi russi bloccati, ha espresso la necessità di garanzie giuridiche per procedere, spingendo l’Unione a ulteriori riflessioni. La presidente ha però ricordato che, nonostante le difficoltà, l’Europa è oggi più unita di quanto non fosse all’inizio del conflitto: “Tre anni fa nessuno avrebbe immaginato una compattezza simile tra i governi europei”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, presente al vertice, non ha ottenuto tutti i risultati sperati, ma da Bruxelles arrivano segnali di continuità nel sostegno. Metsola ha riconosciuto la frustrazione del leader ucraino, spesso accolto con promesse di appoggio incondizionato ma lasciato ad attendere nuove decisioni: “Capisco la sua impazienza, ma ciò che è stato deciso è comunque significativo”. La presidente ha poi insistito su un concetto centrale: l’Europa non può limitarsi al ruolo di spettatrice della pace (“peace-taker”), ma deve diventare promotrice attiva di un processo (“peace-maker”) che garantisca giustizia, sovranità e integrità territoriale all’Ucraina.

Sul piano politico, Metsola ha espresso scetticismo verso l’ipotesi di una “pace coreana”, ossia un congelamento del conflitto sulle attuali linee del fronte, una proposta che in alcuni ambienti occidentali trova consensi. Per l’Unione, tale soluzione non sarebbe accettabile senza il consenso di Kiev: “La pace non può esistere senza dignità né giustizia, e soprattutto non può essere imposta da chi non subisce la guerra”.

Un altro tema cruciale affrontato riguarda l’allargamento dell’Unione Europea. La commissaria all’allargamento Marta Kos ha indicato il 2030 come possibile data di ingresso per l’Ucraina e la Moldavia. Metsola ha definito la previsione “realistica, se il ritmo delle riforme prosegue con la stessa determinazione”, ricordando che i due Paesi hanno già compiuto passi significativi rispetto a molti altri candidati. Tuttavia, ha precisato che l’ingresso nell’UE rimane un processo fondato sul merito, e che la velocità politica dovrà accompagnarsi a risultati concreti in termini di istituzioni, trasparenza e diritti.

La presidente del Parlamento europeo ha inoltre commentato la necessità di nuove alleanze politiche all’interno dell’emiciclo di Strasburgo, specificando che ogni maggioranza dovrà fondarsi “sul dialogo e sul centro”, evitando derive estremiste. La collaborazione con forze moderate e ambientaliste, secondo Metsola, sarà indispensabile per garantire stabilità alle istituzioni europee.

Infine, la presidente ha espresso il proprio sostegno al superamento del principio dell’unanimità in alcune decisioni europee, come quelle sull’immigrazione, ritenendo che il voto a maggioranza qualificata renda l’Unione più efficiente e capace di rispondere rapidamente alle crisi.

Mentre la guerra in Ucraina continua a segnare l’agenda europea, le parole di Metsola delineano un messaggio chiaro: l’Europa non può permettersi la neutralità. La pace, per essere vera, dovrà nascere dal coinvolgimento diretto di Kiev e dal coraggio politico dei leader europei. In un continente ancora diviso tra cautela e ambizione, la presidente del Parlamento europeo richiama alla responsabilità comune: “L’Europa deve restare parte attiva della storia, non semplice spettatrice del suo corso”.

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