Sono passati quattordici anni dal debutto de La Zanzara su Radio24, ma l’alchimia tra Giuseppe Cruciani e David Parenzo continua a resistere, fatta di contrasti, ironia e un’intesa professionale che si nutre di opposti. Da una parte il conduttore romano trapiantato a Milano, puntuale, metodico e amante delle scalette, dall’altra il collega veneto, più istintivo e caotico, spesso in ritardo ma sempre pronto a provocare. Un equilibrio imperfetto che è diventato il segreto del successo di una trasmissione capace di scandalizzare e far discutere, senza mai perdere ascolti.
Alla vigilia dello spettacolo in programma al Forum di Assago, dove i due conduttori porteranno la versione “live” del loro show radiofonico, si raccontano tra battute e confessioni. Il clima è quello di sempre: un continuo gioco di ruoli tra rigore e improvvisazione. “Cruciani vive di schemi e appunti”, scherza Parenzo, “si prepara per un’intervista a un terrapiattista come se dovesse incontrare un capo di Stato”. Il collega replica secco: “Parenzo non ha un’agenda, scrive tutto su foglietti che perde dopo cinque minuti”. Una dinamica di attriti e affetto che da anni alimenta la loro identità di coppia radiofonica più longeva d’Italia.
Cruciani, classe 1966, romano di nascita ma milanese d’adozione, è la voce più iconica del programma. Parenzo, dieci anni più giovane, originario di Padova, rappresenta il contrappunto: ironico, logorroico, talvolta irritante, ma indispensabile per mantenere l’equilibrio tra caos e ragione. “Ci conosciamo talmente bene che non serve nemmeno mettersi d’accordo sulle scalette”, racconta Parenzo. “Se leggo la rassegna stampa al mattino, so già cosa lui sceglierà per la puntata”.
La Zanzara, da anni simbolo del “politicamente scorretto”, si prepara ora a un nuovo passo: il salto dal microfono al palco. Dopo aver registrato una serie di sold-out in diverse città, la sfida più grande è quella del Forum di Assago, un’arena da 15 mila spettatori. “È un’enorme impresa organizzativa”, ammette Cruciani. “Stiamo ancora definendo la lista degli ospiti, ma come sempre non sveliamo tutto in anticipo. A volte qualcuno finisce persino nei guai poco prima di salire sul palco”.
Sul rapporto tra loro, entrambi riconoscono una complicità che va oltre la radio. “Più che colleghi, siamo una coppia artistica”, dice Parenzo. “Non puoi lavorare così a lungo con qualcuno se non lo stimi davvero. Ci sentiamo tutti i giorni, ci prendiamo in giro e ci sopportiamo, anche quando la pensiamo all’opposto”. Cruciani conferma: “Le differenze tra noi sono la nostra forza. Discutiamo su tutto, ma il contraddittorio è sempre leale. È questo che ci tiene in vita dopo quattordici anni di dirette e migliaia di ore d’aria”.
Sul palco, come in radio, i due non hanno paura del conflitto. “Non cerchiamo il consenso, cerchiamo il confronto”, spiega Cruciani. “La trasmissione dà voce a chi è scomodo, a chi divide, a chi non trova spazio altrove. È questo che rende La Zanzara viva”. Parenzo, da parte sua, ammette di avere limiti più rigidi: “Durante la pandemia abbiamo discusso molto. Invitare i no-vax in trasmissione, secondo me, era un errore, anche solo per il messaggio che passava. Ma la forza del programma è anche questa: far convivere visioni opposte senza censura”.
Negli anni, La Zanzara ha ospitato politici, intellettuali, complottisti, influencer e personaggi ai margini del dibattito pubblico. Alcuni sono diventati figure fisse, altri sono spariti dopo pochi interventi. Cruciani li definisce “protagonisti di un’Italia reale, cruda, spesso estrema”. La selezione è curata con meticolosità: “Dietro ogni voce c’è una ricerca”, racconta. “Ad agosto passo ore al telefono con persone che seguono le tendenze del web, scovando personaggi che possono accendere una discussione. Chi arriva da noi deve avere un’opinione forte, netta. I moderati non ci interessano”.
In vista dello spettacolo di Assago, i due conduttori promettono sorprese e colpi di scena. “Ogni città ha il suo spirito”, dice Parenzo. “Cerchiamo sempre di catturarlo sul palco. Non si sa mai chi arriverà, e questo è il bello”. Cruciani aggiunge con una battuta: “Il mio sogno è portare Wanna Marchi al Forum. Sarebbe un trionfo del trash consapevole”.
Dietro il sarcasmo resta però una verità più profonda: La Zanzara continua a rappresentare un laboratorio di libertà espressiva, capace di riflettere, nel bene e nel male, l’Italia di oggi. Un Paese che discute, si divide, si scandalizza ma, alla fine, non può fare a meno di ascoltare.