Con la Legge di Bilancio 2026, il governo guidato da Giorgia Meloni ha scelto una strada di equilibrio sul delicato tema delle pensioni. Nessuno stravolgimento improvviso, ma un aggiustamento graduale del sistema, che conferma la linea tracciata dalla Legge Fornero con piccoli ritocchi alla tempistica di uscita dal mondo del lavoro. Il principio di fondo resta invariato: l’età pensionabile dovrà aumentare, ma lo farà lentamente, in modo da non creare traumi economici e sociali.

Dal 2027, infatti, l’età per la pensione di vecchiaia inizierà a salire oltre l’attuale soglia dei 67 anni, seguendo il riallineamento alla speranza di vita previsto per legge. Il nuovo calendario prevede un incremento di un mese nel 2027 e di altri due mesi nel 2028, portando l’uscita a 67 anni e 3 mesi. Un ulteriore aumento di due mesi potrebbe essere previsto nel 2029. Un’evoluzione che permetterà di distribuire l’impatto dell’aumento in più anni, evitando un brusco innalzamento.

Il governo ha optato per questa soluzione anche per motivi di bilancio: bloccare completamente gli aumenti previsti avrebbe richiesto circa tre miliardi di euro, una cifra ritenuta insostenibile per le finanze pubbliche. Così, si è scelta una mediazione tra sostenibilità economica e tutela dei lavoratori, salvaguardando in particolare chi svolge attività usuranti o gravose.

Le eccezioni per i lavori pesanti

Restano esclusi dall’aumento dell’età pensionabile i lavoratori che operano in condizioni fisiche o ambientali difficili. Tra questi figurano gli operai metalmeccanici, gli infermieri e medici con turni notturni, le maestre d’asilo, gli operatori ecologici, gli autisti di mezzi pesanti, i facchini, e gli addetti alle pulizie industriali. Chi rientra nelle categorie previste dal decreto legislativo 67/2011 potrà continuare ad andare in pensione a 67 anni, senza subire gli aumenti progressivi.

Si tratta di mestieri riconosciuti come particolarmente impegnativi per il corpo e la mente, per i quali il governo ha deciso di mantenere una soglia stabile, riconoscendo la necessità di un’uscita anticipata dal lavoro. Tuttavia, alcune categorie escluse — come quella dei vigili urbani — hanno già annunciato di voler tornare a chiedere l’inclusione nella lista dei lavori gravosi.

Gli effetti sulle pensioni anticipate

L’aumento graduale dell’età pensionabile influirà anche sui requisiti contributivi per la pensione anticipata. Dal 2027, gli uomini dovranno aver maturato 42 anni e 11 mesi di contributi, mentre le donne 41 anni e 11 mesi. Nel 2028 si passerà rispettivamente a 43 anni e 1 mese e 42 anni e 1 mese.

Questo adeguamento riguarda tutte le prestazioni previdenziali, ma sarà accompagnato da alcune misure di flessibilità. È prevista, infatti, la proroga dell’Ape sociale, l’indennità ponte per chi ha perso il lavoro, assiste familiari disabili o svolge mansioni usuranti, che continuerà a garantire fino a 1.500 euro mensili fino alla pensione di vecchiaia.

Saltano invece Quota 103 e Opzione donna, due strumenti che avevano permesso a molte persone di anticipare l’uscita dal lavoro. La loro proroga è stata esclusa per mancanza di risorse.

Le pensioni minime e l’aumento simbolico

Sul fronte delle pensioni più basse, la manovra introduce un incremento limitato ma simbolico. Dal 1° gennaio 2026, gli assegni per i pensionati over 70 con redditi bassi e per i disabili subiranno un aumento di 20 euro mensili, pari a 260 euro annui considerando la tredicesima. Tuttavia, di questi 20 euro, 8 erano già stati previsti dalla precedente legge di Bilancio, portando l’aumento effettivo a soli 12 euro.

L’importo del trattamento minimo, che nel 2025 si attesta a 616,67 euro mensili, salirà così a circa 620,41 euro, grazie anche all’adeguamento automatico all’inflazione. Un incremento minimo, ma che interesserà circa 2,3 milioni di pensionati.

Uno sguardo al futuro

Le proiezioni dell’Istat e della Ragioneria Generale dello Stato delineano un quadro chiaro: l’età pensionabile continuerà a crescere nei prossimi decenni. Le stime indicano che nel 2050 l’età per la pensione di vecchiaia raggiungerà 68 anni e 11 mesi, e nel 2067 toccherà la soglia dei 70 anni per uomini e donne.

L’Italia, con un’aspettativa di vita media di 84,1 anni, si colloca tra i Paesi europei più longevi insieme alla Svezia. Un dato positivo dal punto di vista sociale, ma che comporta inevitabili sfide per la sostenibilità del sistema previdenziale.

La Manovra 2026 rappresenta quindi un compromesso: una riforma prudente, che non stravolge la Legge Fornero ma ne aggiorna i meccanismi, cercando di bilanciare le esigenze di bilancio con la tutela dei lavoratori. Il percorso verso la pensione si allunga, ma senza scossoni, con l’obiettivo di mantenere in equilibrio i conti pubblici e garantire stabilità nel tempo.

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