Femminicidio a Milano: Pamela uccisa dall’ex che aveva paura di lasciare

Di Vincenzo Ottoboni ·2 min di lettura

Nella serata di martedì, Gianluca Soncin, un uomo di 52 anni, ha compiuto un’irruzione nell’abitazione di Pamela Genini a Milano, con l’intento di ucciderla. Soncin, che aveva realizzato di nascosto una copia delle chiavi, ha fatto ingresso nell’appartamento mentre la donna, 29enne, era al telefono con il suo precedente compagno, a cui aveva espresso paure e preoccupazioni legate alle minacce subite. La conversazione è stata bruscamente interrotta e poco dopo, la donna ha inviato un altro messaggio all’ex partner: “Ho paura, ha fatto il doppione delle mie chiavi. È entrato. Chiama la polizia”. Questo messaggio disperato ha condotto l’ex fidanzato a contattare immediatamente le forze dell’ordine.

Dopo l’aggressione, Soncin è apparso freddo e distaccato agli occhi delle autorità. Ricoverato con lievi ferite al collo, non ha risposto alle domande del magistrato Alessia Menegazzo durante l’interrogatorio in ospedale. Il 52enne di Biella, con un passato giudiziario che risale al 2010 per una frode fiscale legata all’importazione di auto di lusso, è stato poi trasferito al carcere di San Vittore e sarà nuovamente ascoltato martedì.

Gli investigatori stanno seguendo la pista della premeditazione, dato che Soncin si è presentato al domicilio di Pamela con un coltello da caccia. Nei giorni precedenti, aveva già manifestato aggressività e violenza nei confronti della donna. Nonostante in procura non risultino denunce formali, i testimoni confermano un passato di maltrattamenti e stalking. La storia tra i due aveva avuto inizio quando Pamela si era trasferita da lui a Cervia, luogo in cui era stata subito isolata dal suo entourage sociale. Il successivo trasferimento in via Iglesias non aveva migliorato la situazione, culminando in una rottura definitiva tentata da Pamela, ma impedita dalle minacce di Soncin anche verso i suoi genitori.

In ultimo, merita attenzione la figura della vittima, ricordata da chi la conosceva come una sognatrice, con esperienze di vita che l’avevano portata nel mondo della moda e persino a Dubai. Tuttavia, le ombre del passato e le difficoltà personali, come il padre muratore da lungo tempo in stato vegetativo, fanno emergere il ritratto di una donna alla ricerca di una propria strada.

Alla luce di questi tragici eventi, non resta che riflettere sull’ennesimo caso di violenza annunciata, a cui si spera venga data la giusta risposta in termini di prevenzione e giustizia.

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