BRUXELLES – È un momento cruciale per l’Unione Europea. I leader dei Ventisette si preparano a un vertice definito da molti osservatori come il più politico degli ultimi anni, un Consiglio europeo in cui il tema dominante non sarà soltanto la guerra, la competitività o la transizione verde, ma la sopravvivenza stessa del progetto europeo.

Il Consiglio, che si terrà questa settimana a Bruxelles, si aprirà con un obiettivo chiaro: riconquistare il consenso dei cittadini europei e arginare la crescita dei movimenti di estrema destra, ormai radicati in quasi tutti gli Stati membri. Dalla Francia all’Italia, dai Paesi Bassi alla Germania, il vento populista e nazionalista ha messo in discussione le fondamenta stesse dell’UE, sfruttando le frustrazioni legate a crisi economiche, disuguaglianze sociali e politiche migratorie percepite come fallimentari.

Una sfida politica senza precedenti

Il vertice nasce in un clima di forte preoccupazione per il futuro politico dell’Unione. Nei palazzi del potere di Bruxelles cresce il timore che, entro pochi anni, il Consiglio europeo possa trovarsi attorno al tavolo con quattro o cinque leader apertamente euroscettici o ostili al progetto comunitario. Uno scenario che metterebbe in discussione la capacità stessa dell’UE di prendere decisioni comuni su difesa, politica estera e bilancio.

Come spiegato da diversi diplomatici europei, il summit sarà dedicato a “temi concreti” che toccano la vita quotidiana dei cittadini: abitazioni, difesa comune, competitività economica, transizioni verde e digitale, migrazione e sicurezza interna. L’obiettivo è quello di dimostrare che l’Unione non è solo un’istituzione distante e burocratica, ma una realtà in grado di rispondere ai problemi reali che alimentano il malcontento sociale.

“Difendere l’Europa oggi non significa soltanto investire nei nostri eserciti, ma anche rispettare la promessa sociale che tiene insieme il nostro continente”, ha affermato l’eurodeputata dei Verdi Hannah Neumann, sottolineando come la sfida non sia solo militare ma soprattutto sociale.

L’alloggio al centro del dibattito: un tema “nuovo” per l’UE

Uno dei punti più innovativi dell’agenda sarà la crisi abitativa, tema finora considerato di competenza nazionale. I prezzi delle case e degli affitti sono aumentati in quasi tutto il continente, diventando una delle principali fonti di rabbia popolare. La carenza di alloggi accessibili ha alimentato la propaganda dei movimenti populisti, che in diversi Paesi hanno attribuito la responsabilità della crisi agli immigrati e ai richiedenti asilo.

In Olanda, il partito di Geert Wilders ha conquistato la maggioranza parlamentare nel 2023 anche grazie a una campagna centrata proprio su questo tema. In Portogallo, la formazione di estrema destra Chega è diventata la seconda forza politica del Paese puntando il dito contro la gestione fallimentare del mercato immobiliare.

Il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha riconosciuto la portata del problema già da oltre un anno, definendo la carenza di alloggi “una crisi sociale europea”. La Commissione presenterà a dicembre il primo Piano europeo per l’Alloggio Accessibile, elaborato dal commissario danese Dan Jørgensen, che dovrebbe includere misure per limitare gli affitti brevi e contrastare la speculazione immobiliare entro il 2026.

Le divisioni interne e il difficile equilibrio tra crescita e coesione

Nonostante il consenso generale sull’urgenza del tema, le divisioni tra gli Stati membri restano profonde. Alcuni governi, soprattutto quelli del Nord Europa, si oppongono a una maggiore interferenza di Bruxelles nelle politiche abitative, mentre i Paesi dell’Europa meridionale chiedono un intervento deciso per frenare gli effetti della liberalizzazione dei mercati immobiliari e delle piattaforme digitali.

Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha paragonato la crisi dell’alloggio alla guerra in Ucraina in termini di impatto sulla stabilità sociale. “L’unico modo per riconquistare la fiducia dei cittadini è dimostrare che l’Unione sa occuparsi delle loro difficoltà quotidiane”, ha dichiarato, invitando i leader a mettere la politica sociale al centro dell’agenda comunitaria.

Un’Europa alla ricerca di sé stessa

Dietro le discussioni tecniche e i comunicati ufficiali, il vertice di Bruxelles sarà soprattutto una battaglia per l’anima dell’Unione Europea. Come osservato da un diplomatico coinvolto nei preparativi, “questo è un Consiglio europeo alla ricerca di una nuova identità, un processo doloroso ma necessario per capire quale ruolo l’Europa voglia avere nei prossimi decenni”.

Il rischio di una frammentazione politica interna e della perdita di consenso verso le istituzioni europee non è mai stato così alto. Se da un lato i leader intendono rafforzare la difesa comune e la competitività economica, dall’altro sanno che senza risposte concrete su temi sociali come casa, salari e welfare, la distanza tra cittadini ed Europa continuerà ad ampliarsi.

In un momento in cui le spinte nazionaliste guadagnano terreno e le tensioni internazionali si moltiplicano, il vertice di Bruxelles rappresenta una svolta decisiva: l’occasione per dimostrare che l’Unione Europea può ancora rinnovarsi, parlare alle persone e difendere la propria democrazia non solo con le armi, ma con la giustizia sociale.

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