Un primo punto a favore, ma la battaglia legale è tutt’altro che conclusa. L’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, coinvolto nell’inchiesta sulla presunta corruzione legata al caso Andrea Sempio del 2017, ottiene una parziale vittoria davanti al Tribunale del Riesame di Brescia. I giudici hanno infatti annullato il sequestro dei suoi dispositivi informatici – computer, tablet e telefoni cellulari – eseguito lo scorso 26 settembre da Guardia di Finanza e carabinieri. Tuttavia, gli stessi apparecchi restano sotto sequestro a causa di un secondo provvedimento, disposto nell’ambito di un filone parallelo dell’indagine.

Il nodo dei sequestri e la doppia indagine

La vicenda che ha travolto l’ex pm antimafia di Pavia si articola in due procedimenti distinti. Il primo, oggetto della decisione del Riesame, riguarda la presunta corruzione emersa durante la vecchia indagine su Sempio, amico di Alberto Stasi, il giovane condannato per l’omicidio di Chiara Poggi. Il secondo filone, ancora in corso, ipotizza invece i reati di corruzione e peculato, coinvolgendo Venditti insieme all’ex sostituto procuratore Paolo Mazza. Entrambe le inchieste fanno parte del più ampio procedimento “Clean”, con cui i magistrati bresciani stanno indagando su un presunto “sistema Pavia” che avrebbe coinvolto magistrati, imprenditori e forze dell’ordine in una rete di favori e scambi di influenze.

Sebbene l’annullamento del primo sequestro rappresenti un risultato significativo per la difesa, i dispositivi resteranno per ora nella disponibilità dell’autorità giudiziaria, in attesa che il Riesame si pronunci anche sulla seconda misura cautelare. Il legale di Venditti, l’avvocato Domenico Aiello, ha già annunciato di voler presentare un nuovo ricorso, convinto che anche in questo caso i giudici gli daranno ragione.

Le motivazioni del Riesame

Secondo quanto emerso, l’annullamento è stato motivato da carenze procedurali nel decreto di sequestro. I pubblici ministeri bresciani, infatti, non avrebbero specificato con chiarezza le “parole chiave” da utilizzare per la ricerca dei file collegati all’indagine, lasciando così spazio a un accesso troppo ampio ai dati personali e sensibili del magistrato. Un aspetto che, per il collegio giudicante, violerebbe il principio di proporzionalità e pertinenza previsto dal codice di procedura penale.

Il Riesame non ha però accolto in pieno la richiesta della difesa. Le perquisizioni domiciliari a carico di Venditti sono state ritenute legittime, e i giudici hanno confermato il sequestro di alcune agende trovate nella sua abitazione di Pavia. Oggetti definiti “di poco conto” dallo stesso avvocato Aiello, ma che restano formalmente agli atti.

Le accuse e la strategia difensiva

Venditti è finito sotto i riflettori dopo la scoperta, nell’abitazione di Andrea Sempio, di un appunto con la scritta “20.30 euro”, che i pubblici ministeri hanno interpretato come possibile riferimento a una somma di 20 o 30 mila euro versata per ottenere l’archiviazione dell’inchiesta del 2017.
La difesa respinge con forza ogni accusa, sostenendo che l’ex procuratore abbia sempre agito nel pieno rispetto della legge e delle prove disponibili all’epoca.

“Questa decisione – ha dichiarato Aiello – rappresenta un primo passo verso il ripristino della legalità. La giustizia non può essere condizionata da clamori mediatici o da logiche di consenso. Non si può entrare nella casa di un cittadino e sequestrare tutto senza una motivazione precisa. Mario Venditti ha semplicemente fatto il suo dovere, archiviando un procedimento privo di elementi concreti.”

Le prossime mosse giudiziarie

Il caso resta comunque aperto e in fase di approfondimento. Le motivazioni complete della decisione del Riesame saranno depositate entro trenta giorni. Solo allora si capirà l’impatto reale della pronuncia sull’impianto accusatorio e sull’eventuale prosecuzione del procedimento.

Nel frattempo, anche sul fronte del caso Garlasco, emergono novità: Andrea Sempio ha nominato un nuovo legale, l’avvocato Liborio Cataliotti, noto per aver difeso in passato personaggi controversi come Vanna Marchi e Davide Lacerenza, affiancando così Angela Taccia nella gestione della difesa. La sostituzione dell’avvocato Massimo Lovati, rimasto coinvolto in un’intervista contestata, segna un ulteriore cambio di strategia.

Un’inchiesta destinata a far discutere

Il caso Venditti continua a suscitare forti polemiche negli ambienti giudiziari. Da un lato, chi ritiene necessario fare chiarezza su eventuali connivenze e abusi di potere; dall’altro, chi vede nell’indagine un attacco politico e mediatico a un magistrato noto per la sua carriera nell’antimafia.

In attesa della prossima decisione del Riesame, resta la sensazione di un’inchiesta che, oltre a toccare le vicende di un singolo ex procuratore, mette in discussione il rapporto tra magistratura e fiducia pubblica, tra autonomia investigativa e rispetto delle garanzie individuali. Un equilibrio fragile, ora più che mai sotto la lente della giustizia.

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