Nel suo libro Solo quello che rimane, edito da Sperling & Kupfer, Sonia Bruganelli si racconta come mai aveva fatto prima. Un’autobiografia che non è una semplice narrazione di eventi, ma un percorso di consapevolezza attraverso sette romanzi che hanno segnato il suo cammino interiore. Dietro la figura pubblica, la produttrice televisiva e l’ex moglie di Paolo Bonolis emerge una donna che ha conosciuto la fragilità, la colpa e la rinascita.

Tutto comincia da un episodio doloroso: un aborto a 24 anni, quando la relazione con Bonolis era ancora agli inizi. Un evento che ha lasciato un segno profondo nella sua vita. “Era un sogno diventare madre – confessa nel libro – ma allora non ero pronta a scegliere da sola.” Da quel momento, una ferita invisibile ha accompagnato la sua esistenza, influenzando anche gli anni successivi e la costruzione della sua famiglia.

Il matrimonio con Bonolis nasce da un amore sincero, ma anche da un intreccio di bisogni, paure e sensi di colpa. La nascita della primogenita Silvia, affetta da una grave cardiopatia, segna un punto di svolta. “È stata operata appena nata e ha subito un’ipossia. Mi sono sentita punita per la mia scelta di allora”, scrive. Il dolore per la malattia della figlia la porta a un lungo periodo di isolamento emotivo, durante il quale cerca di nascondere la sofferenza dietro un’apparenza di forza e determinazione.

Per anni, Bruganelli tenta di costruire l’immagine di una madre perfetta, cercando conforto nel lavoro e nello shopping compulsivo, come simbolo di controllo e potere. Ma dietro le borse griffate e i sorrisi pubblici si nascondeva una donna in lotta con sé stessa. “Nella mia cabina armadio vedevo la mia cartella clinica: loghi, colori, eccessi. Ogni acquisto era un modo per riempire un vuoto.”

Il punto di svolta arriva con un gesto semplice, ma potentissimo. Un giorno, mentre le lacrime le scendevano sul viso, è proprio Silvia a farle aprire gli occhi: “Perché piangi, mamma?”, le chiede. In quella domanda, Sonia riconosce la verità: la figlia non aveva bisogno di una madre perfetta, ma di una madre presente, capace di accettarla senza proiettare su di lei la propria paura o il senso di colpa. “Ho capito che il suo problema non era la disabilità, ma il mio sguardo.”

Da quel momento inizia una rinascita. La donna che per anni aveva cercato di apparire invulnerabile comincia a riconoscere le proprie fragilità e a trasformarle in forza. “Essere forti non significa non crollare mai, ma avere il coraggio di dire che non ce la si fa e chiedere aiuto.”

Bruganelli racconta anche i periodi più bui, come gli attacchi di panico e i disturbi alimentari arrivati dopo la nascita del terzo figlio. In quel momento, è stato proprio Davide, ancora bambino, a salvarla. “Un giorno mi ha chiesto: mamma, ma tu muori? È stato come uno schiaffo. Mi sono resa conto che dovevo reagire, per loro.”

Accanto alla dimensione personale, c’è quella professionale. Dopo anni dietro le quinte dei programmi di Bonolis, Bruganelli si afferma come produttrice autonoma, fondando una sua società e dando lavoro a molte persone. “All’inizio dicevano che mi pagavano solo perché ero la moglie di Paolo, ma ho dimostrato di avere competenze e visione. La mia indipendenza l’ho conquistata passo dopo passo.”

Oggi, la sua vita è cambiata. Dopo la separazione da Bonolis, Sonia ha trovato un nuovo equilibrio accanto al ballerino Angelo Madonia, che definisce “un amore maturo, consapevole”. L’età anagrafica li divide, ma le esperienze li uniscono. “Ha due figlie, conosce il valore della famiglia e sa che i miei figli vengono prima di tutto.”

Il libro si chiude con una riflessione che sintetizza l’essenza del suo percorso: “Quando l’ultima pagina di un libro si chiude, conta solo quello che rimane. E quello che rimane, per me, è la capacità di guardare in faccia il dolore, accoglierlo e andare avanti.”

Attraverso la scrittura, Sonia Bruganelli consegna al pubblico la sua verità più intima: quella di una donna che ha attraversato la sofferenza e ne è uscita diversa, più consapevole, più autentica. Una testimonianza di resilienza che invita a superare la paura del giudizio e a riconoscere che la vera forza non è nell’apparire, ma nel permettersi di essere umani.

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