Un nuovo capitolo si apre nel lungo e complesso caso legato al delitto di Chiara Poggi, con al centro la figura di Andrea Sempio, il giovane tornato sotto i riflettori dopo essere stato nuovamente iscritto nel registro degli indagati. A scuotere l’indagine è il giallo di un documento riservato risalente al 2017, redatto dall’allora sostituta procuratrice generale di Milano Laura Barbaini su richiesta dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, oggi indagato per corruzione. Quel testo, mai depositato agli atti, è ora riemerso in due versioni differenti, gettando nuove ombre su uno dei fascicoli più discussi della giustizia italiana.
Nel frattempo, giovedì pomeriggio, Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, è stata colta da un malore nella sua abitazione di Garlasco. Trasportata d’urgenza al Policlinico San Matteo di Pavia per un sospetto ictus, è stata dimessa in serata dopo che i medici hanno escluso complicazioni neurologiche. Non è la prima volta che la donna accusa un malessere durante le fasi più delicate delle indagini: già in primavera, mentre veniva sentita dai carabinieri riguardo allo scontrino del parcheggio di Vigevano, aveva interrotto l’interrogatorio per un improvviso mancamento.
Al centro dell’attenzione degli inquirenti resta però il documento Barbaini, che riemerge dopo anni di silenzio. Nel gennaio 2017, il procuratore aggiunto Venditti aveva chiesto alla collega milanese un parere scritto sull’esposto presentato dalla madre di Alberto Stasi, condannato per l’omicidio Poggi. L’esposto, fondato su nuove indagini difensive, sosteneva la possibile presenza del DNA di Sempio sotto le unghie della vittima. La risposta della Barbaini, secondo quanto emerso, avrebbe avuto l’effetto di ridimensionare quelle conclusioni, sostenendo che le prove raccolte non erano sufficienti per ipotizzare la colpevolezza di una persona diversa dal condannato.
Il problema, sottolineano ora gli inquirenti di Brescia che indagano sul comportamento di Venditti, è che tale nota non risulta mai essere stata protocollata né depositata ufficialmente. L’ex sostituta procuratrice, oggi in pensione, ha confermato di aver redatto un appunto inviato “via mail” all’ufficio di Pavia, spiegando che si trattava di un riepilogo tecnico e non di un atto giudiziario formale. Tuttavia, a distanza di anni, sono comparsi due documenti: il primo di 13 pagine, datato 17 gennaio 2017, e il secondo di 31 pagine, risalente al 23 gennaio dello stesso anno.
Le due versioni, entrambe intestate alla Procura generale di Milano ma prive di firma autografa, contengono considerazioni analoghe ma con dettagli differenti. La versione più estesa, depositata recentemente dall’avvocato Domenico Aiello, difensore di Venditti, include riferimenti specifici alle telefonate tra Sempio e la famiglia Poggi, ai tabulati telefonici e alla questione del DNA. In entrambi i testi, però, le conclusioni coincidono: assenza di elementi concreti per sostenere l’esistenza di un colpevole alternativo a Stasi.
Il mistero su quale sia la versione autentica resta dunque irrisolto. Gli avvocati della famiglia Stasi chiedono ora di verificare come mai il documento non sia mai entrato nel fascicolo e chi abbia autorizzato la sua diffusione. Le parole della Barbaini, diffuse in una nota di replica dopo un servizio televisivo che mostrava le 13 pagine originali, sembrano confermare l’esistenza di un solo appunto. Tuttavia, l’apparizione di una seconda copia più lunga apre interrogativi sulla gestione di uno dei momenti più delicati dell’inchiesta.
Parallelamente, prosegue l’indagine della Procura di Brescia nei confronti di Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari per presunte irregolarità nella conduzione del fascicolo su Sempio nel 2017. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Prete, mira a chiarire i rapporti tra magistrati, investigatori e consulenti che si occuparono del caso.
In questo contesto, emergono anche nuovi sviluppi collaterali. È stato infatti estradato in Italia Flavius Savu, cittadino romeno di 40 anni condannato per estorsione ai danni di don Gregorio Vitali, ex rettore del santuario della Bozzola. L’uomo, arrestato in Svizzera dopo sette anni di latitanza, si trova ora nel carcere di Pavia e potrebbe essere ascoltato su presunte connessioni con il caso Poggi, di cui aveva parlato in passato in modo controverso.
Intanto, si registra anche il cambio di legale per Andrea Sempio, che ha interrotto la collaborazione con l’avvocato Massimo Lovati. Tra i nomi circolati per la sostituzione spunta quello di Liborio Cataliotti, penalista noto per casi mediatici come quello di Stefania Nobile e del “metodo Stamina”. L’avvocato, pur smentendo al momento un incarico formale, avrebbe incontrato la famiglia Sempio a Milano nei giorni scorsi.
Mentre la vicenda giudiziaria si arricchisce di nuovi elementi, il caso Garlasco continua a rimanere un enigma aperto, sospeso tra vecchi atti mai chiariti e nuove indagini che cercano di fare luce su una storia che, a distanza di 18 anni, non smette di sollevare dubbi e interrogativi.