Femminicidio di Pamela Genini: la ricostruzione di una tragedia annunciata che scuote Milano
La mattina di giovedì, Gianluca Soncin, 52 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano. È accusato di omicidio pluriaggravato per la morte di Pamela Genini, 29 anni, uccisa con ventiquattro coltellate nella serata di martedì. La Procura, dopo aver richiesto la convalida del fermo, ha domandato la custodia cautelare in carcere, ritenendo l’uomo pericoloso e lucido nel suo piano di morte.
Secondo l’ordinanza firmata dal gip Tommaso Perna, l’omicidio sarebbe stato il culmine di una violenza prolungata nel tempo e premeditata almeno da una settimana. L’uomo avrebbe infatti realizzato un duplicato delle chiavi dell’appartamento della vittima, utilizzandolo per introdursi nell’abitazione e colpirla quando la giovane aveva ormai deciso di interrompere definitivamente la relazione. «Un’azione dettata dalla volontà di costringere la donna a restare legata a lui — scrive il giudice — una motivazione bieca e priva di ogni umana giustificazione».
Dopo il delitto, Soncin avrebbe tentato di inscenare un suicidio, procurandosi lievi ferite alla gola nel tentativo di simulare un gesto disperato. Medicato in ospedale, è stato poi trasferito nel carcere di San Vittore. Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocata Simona Luceri, l’imputato «non è lucido» e si trova in condizioni psicologiche precarie. Tuttavia, per la magistratura non ci sono dubbi sulla lucidità e la premeditazione dell’omicidio, elementi che rendono il quadro accusatorio estremamente grave.
La storia tra Pamela e Gianluca era iniziata nel marzo 2024, ma ben presto si era trasformata in una spirale di controllo, violenza e isolamento. Testimonianze di amici e conoscenti raccontano un uomo geloso e ossessivo, che aveva progressivamente limitato la libertà della compagna. «Non le permetteva di vedere le amiche né di sentirle», ha riferito un ex fidanzato della vittima. A ciò si aggiungono episodi di aggressioni fisiche e psicologiche: un viaggio all’Elba terminato con calci e pugni, una lite a Venezia degenerata in percosse, minacce di morte e persino un’arma puntata contro la giovane.
Nonostante le violenze, Pamela non aveva mai sporto denuncia. Amiche e parenti raccontano che temeva ritorsioni, consapevole della pericolosità del suo compagno. Aveva confidato a più persone di essere spaventata, ma anche convinta di poter gestire la situazione. «Se lo lascio, mi ammazza», avrebbe detto in un messaggio privato a un’amica. In più occasioni, vicini di casa avevano segnalato litigi violenti. Il 9 maggio, un intervento delle forze dell’ordine era stato richiesto dalla stessa vittima dopo che l’uomo aveva tentato di introdursi a forza in casa.
L’omicidio è avvenuto proprio nell’abitazione di via Iglesias, nel quartiere milanese di Gorla, dove la donna aveva deciso di vivere da sola. Martedì sera, Soncin si è presentato davanti alla porta e, utilizzando le chiavi duplicate, è entrato senza essere invitato. Pamela ha avuto solo il tempo di inviare un messaggio di emergenza: «È entrato, chiama la polizia». Quando le forze dell’ordine sono arrivate, per la giovane non c’era più nulla da fare.
L’uomo, originario di Biella, non era nuovo ai guai giudiziari. Nel 2010 era stato coinvolto in una maxi truffa internazionale legata alla vendita di auto di lusso, accusato di associazione a delinquere e frode fiscale. Secondo le indagini dell’epoca, gestiva una rete di società fittizie che importavano vetture dalla Germania eludendo il pagamento dell’Iva.
La comunità di Gorla è sconvolta. I residenti hanno organizzato una fiaccolata in memoria di Pamela, con l’obiettivo di trasformare il dolore in un appello collettivo contro la violenza di genere. «Non restiamo indifferenti, non restiamo in silenzio», si legge sul volantino diffuso dai cittadini e dai commercianti del quartiere. L’iniziativa vuole ribadire la necessità di una rete di sostegno alle donne in difficoltà, ma anche di una risposta istituzionale più efficace.
Il femminicidio di Pamela Genini rappresenta purtroppo l’ennesimo capitolo di una lunga serie di tragedie annunciate. Gli esperti sottolineano ancora una volta quanto sia fondamentale riconoscere i segnali di pericolo e intervenire prima che la violenza diventi irreversibile. Ogni storia come quella di Pamela riporta al centro del dibattito la stessa domanda: quanto ancora bisognerà attendere perché la società riesca a proteggere davvero chi chiede libertà e sicurezza da chi trasforma l’amore in possesso e il rifiuto in morte.


