Le nuove normative dell’Unione Europea, pensate per incrementare la trasparenza degli annunci politici online, hanno generato polemiche e resistenze. Diversi giganti tecnologici hanno scelto di sospendere la pubblicazione di annunci politici anziché conformarsi alle nuove regole. Tra questi colossi vi sono Google, Meta e Microsoft, che hanno temporaneamente bloccato tale forma di pubblicità, affermando che ciò comprometterà il flusso informativo. Politici di ogni orientamento hanno espresso timori riguardo al possibile impatto negativo sul discorso democratico.
La Commissione Europea ha riconosciuto le preoccupazioni sollevate e mantiene un dialogo aperto con le principali aziende tecnologiche per ridurre eventuali effetti negativi non intenzionali. Il nucleo centrale della normativa mira a contrastare la manipolazione politica e le ingerenze esterne durante le consultazioni elettorali. La legge, chiamata Trasparenza e Miraggio della Pubblicità Politica, in vigore da venerdì, introduce restrizioni e richieste di trasparenza per le pubblicità politiche retribuite.
In seguito all’approvazione della normativa, Google, Meta e Microsoft hanno dichiarato la cessazione temporanea della pubblicazione di annunci politici nell’UE. La deputata slovacca Veronika Cifrová Ostrihoňová ha osservato che tale azione potrebbe penalizzare i partiti minori e i nuovi candidati, privandoli di un canale economico per raggiungere gli elettori, mentre i grandi account continueranno a dominare la scena. Ha inoltre sottolineato che la decisione delle piattaforme di boicottare la pubblicità politica rappresenta “un segnale preoccupante” di riluttanza a collaborare con i legislatori.
Le piattaforme devono ora fornire dettagli su quale elezione, referendum o processo legislativo sia associato un annuncio, quanto esso sia costato e le tecniche di targeting impiegate. Google ha criticato la definizione ampia di pubblicità politica, mentre Meta ha contestato le restrizioni sugli annunci mirati.
Piotr Müller, parlamentare polacco di estrema destra, ha bollato le regole come un esempio di regolamentazione eccessiva, sostenendo che consoliderebbero il mercato politico a favore dei partiti maggiori, compromettendo il pluralismo e la libertà del dibattito pubblico. Il divieto potrebbe anche avvantaggiare politici con posizioni più estreme, a scapito di quelli con messaggi più moderati. Sam Jeffers, direttore di WhoTargetsMe, ha avvertito che i ricercatori rischiano di perdere l’accesso a preziosi dati storici sugli annunci, citando l’esempio di Google che ha rimosso dati storici dalla sua libreria di annunci politici in relazione all’UE.
Con l’entrata in vigore delle nuove norme, le posizioni di Google e Meta restano critiche, segnalando che l’ampliamento della definizione di pubblicità politica e le restrizioni sugli annunci personalizzati trascurano gli eventuali benefici per inserzionisti ed elettori.