Il recente sciopero generale per sostenere la Palestina, tenutosi lunedì scorso, ha visto la firma sull’atto di proclamazione da parte di tre figure sconosciute ai più: Daniela Mencarelli, Cinzia Della Porta e Guido Lutrario. Questi sindacalisti, appartenenti all’Usb (Unione sindacati di base), sono pressoché ignoti non solo al grande pubblico, ma anche a molti addetti ai lavori. Il loro coinvolgimento sottolinea l’emergere di nuove dinamiche nel panorama sindacale italiano.
Nonostante l’attenzione mediatica sia stata distolta dagli scontri violenti avvenuti alla stazione Centrale di Milano durante i cortei pro Palestina, la giornata di sciopero generale ha evidenziato una sorta di clima collettivo orientato verso il “blocchiamo tutto”. Questo contesto ha messo in evidenza una certa difficoltà della Cgil nel mantenere il suo tradizionale ruolo di leadership sindacale.
La Cgil, sotto la guida di Maurizio Landini, aveva già tentato un’azione simile il precedente venerdì 19 settembre, ma la partecipazione è stata decisamente inferiore rispetto alle mobilitazioni di lunedì. Secondo alcuni analisti, come Dario Di Vico, questo fenomeno è sintomatico di una “batosta” per Landini, che si vede sfidato da nuove formazioni sindacali.
L’Usb, nata nel 2010, è una piccola organizzazione della galassia Cobas, che nel tempo è riuscita a radicarsi significativamente sul territorio, contando numerose sedi e una presenza nei settori dei servizi come logistica, trasporti, scuola e pubblico impiego. Di Vico sottolinea che nelle periferie del lavoro, sindacati simili sono riusciti ad avere un impatto notevole.
La recente partecipazione massiccia allo sciopero, organizzato dalla Usb, dimostra come questa entità sindacale sia riuscita a portare in piazza diverse categorie di lavoratori, mostrando una vivace solidarietà verso la causa palestinese. Dall’altro lato, la Cgil si trova di fronte a una sfida significativa, dovuta anche a errori strategici nella costruzione della propria rete di alleanze.
Il futuro della rappresentanza sindacale è incerto. La Cgil potrebbe cercare di rispondere a queste nuove sfide adattando le proprie strategie e costituendo una coalizione più ampia e inclusiva, o rischierebbe di accentuare ulteriormente la sua frammentazione.
In sintesi, lo scenario sindacale italiano sembra attraversare un momento di trasformazione, in cui nuove realtà come l’Usb stanno guadagnando terreno, approfittando di un favorevole clima di mobilitazione e partecipazione collettiva. Resta da vedere come la Cgil e altri sindacati risponderanno a tali cambiamenti e se sapranno riconquistare una posizione di rilievo e unità.