Dalla sua cella, Alessandro Impagnatiello ha firmato una procura speciale a favore del fratello Omar. In queste ultime ore, è stata pronunciata una condanna nei confronti della cognata del 32enne ergastolano per la vendita fittizia dell’auto, utilizzata per trasportare e nascondere per tre giorni il cadavere di Giulia Tramontano. Chiara Tramontano ha manifestato il suo scetticismo nei confronti del concetto di “giustizia riparativa”.
La situazione finanziaria di Impagnatiello risulta completamente compromessa, una condizione agevolata da operazioni come la cessione dell’auto. Questo veicolo, utilizzato per tre giorni per occultare il corpo di Giulia Tramontano e del bambino che portava in grembo, è stato oggetto di un’operazione di vendita fittizia. Il Tribunale civile di Milano ha determinato che la vendita dell’auto alla cognata, Laura Ciuladaite, non fosse altro che un tentativo di evitare che il veicolo rientrasse tra i beni destinati al risarcimento della famiglia della vittima. Per questo motivo, Ciuladaite è stata ritenuta responsabile e condannata a risarcire il valore dell’auto, corrispondente a 20 mila euro, oltre a 5 mila euro di spese legali. Tali somme rappresentano una minima parte del risarcimento totale previsto.
Sebbene Impagnatiello sia stato condannato all’ergastolo in primo e secondo grado e obbligato a un importante risarcimento, risulta tuttavia non possedere alcun bene. Una delle questioni ancora irrisolte riguardava la legittima proprietà della Volkswagen T-Roc, utilizzata a maggio 2023 per trasportare il cadavere di Giulia. L’auto, che appare frequentemente nelle foto dei media, non era stata sequestrata all’inizio delle indagini. Anzi, si era scoperto che il 32enne era riuscito a venderla a un familiare.
A confermare le motivazioni della vendita è stato il giudice Francesco Pipicelli, che ha avvalorato le tesi degli avvocati della famiglia Tramontano, Rosario Santella e Giovanni Cacciapuoti. Dopo l’arresto del barman, Omar Impagnatiello, grazie a una procura speciale, aveva assunto la gestione dei conti correnti e dell’auto. Il giudice ha stabilito che la cessione dell’auto alla cognata aveva l’unico scopo di sottrarla dalle pretese risarcitorie dei familiari di Giulia. La vendita, avvenuta nell’agosto 2023 per un importo di 10 mila euro, riguardava un bene che ne valeva circa 20 mila. Un ulteriore sviluppo avvenne nell’ottobre 2024, quando venne denunciato il furto del veicolo. Tuttavia, l’assicurazione si rifiutò di risarcire, ritenendo che le dichiarazioni presentate fossero anomale e non corrispondenti alla realtà dei fatti.
Secondo il giudice, all’interno dello stesso nucleo familiare vengono condivise informazioni, preoccupazioni e sentimenti. Pertanto, è probabile che il fratello e la cognata fossero a conoscenza delle conseguenze risarcitorie derivanti da un delitto di tale gravità. La transazione sembrerebbe essere stata effettuata per proteggere Impagnatiello, già certo di essere condannato a un ingente risarcimento, da qualsiasi obbligo economico.
La sorella di Giulia, Chiara Tramontano, si è espressa con indignazione, definendo la famiglia Impagnatiello come “feccia umana”. Dal canto suo, l’avvocato Giovanni Cacciapuoti ha sottolineato che l’obiettivo principale della famiglia era impedire che l’auto continuasse a circolare, dato che non era stata sequestrata per un errore procedurale. Questa azione civile è stata intrapresa anche perché, in quel periodo, la Procura aveva deciso di sequestrare solamente il pianale dell’auto, sul quale erano state rilevate tracce ematiche.